fbpx

Archivia 2 Dicembre 2019

Piano del Consumatore: omologa Tribunale di Brindisi.

Omologato Piano del Consumatore presso il Tribunale di Brindisi. Ctp il sottoscritto, legale Avvocato Cofano Giovanni, gestore della crisi Avvocato Colaianni Valeria. La nostra assistita rischiava di perdere parte del suo patrimonio composto per lo più da terreni agricoli, un trullo, l’abitazione principale ed una rimessa. Nei fatti: un progetto commissionato ad un prestigioso architetto si arenava di fronte ad alcune omissioni ed errori contestati nella consulenza e progettazione. La famiglia cercherà di ottenere uno sconto ed eventuale rateizzazione della mastodontica parcella. Il consulente rifiuta e attacca assistito dai suoi legali il patrimonio dell’istante rifiutando qualsivoglia accordo. Nel piano abbiamo prospettato ed offerto una parte del debito cercando di rimanere all’interno del tempo massimo di anni 7 concesso dal tribunale adito. Dopo i rilievi fatti dal Giudice siamo riusciti ad ottenere ( visto le precarie condizioni economiche della famiglia) una remissoria sostenibile ma in un tempo più lungo arrivando a mesi 89. Felici di aver restituito il sorriso alla nostra cliente salvando il suo patrimonio da un’aggressione spregiudicata.

Crisi da Sovraindebitamento

Comune di Cosenza e Ordine dei Commercialisti siglata intesa.

Sarà operativo a far data 25 giugno 2019 presso la ” Cittadella del Volontariato ” uno sportello informativo dedicato alla Crisi da Sovraindebitamento.

20 Commercialisti con specifica formazione nella materia saranno disponibili ogni martedì dalle 11,00 alle 13,00 ed il giovedì dalle 15,00 alle 17,00, per ricevere i cittadini e dar loro “autentiche” e “dirette” informazioni sulla Crisi da Sovraindebitamento,

L’idea è quella di fornire con un contatto diretto le informazioni necessarie inerenti la procedura. Come funziona, chi può accedervi, quanto dura, quanto costa.

L’ordine dei Commercialisti di Cosenza scende in campo e si pone in prima fila al fianco del Comune per offrire informazioni e consulenze gratuite ai suoi cittadini. Sono lieto di collaborare a tale iniziativa e di dare un contributo con la mia presenza.

Imu e Tasi, si paga entro il 17 giugno: scattano gli aumenti per le tasse sulla casa

Imu e Tasi, non ci sono buone notizie per i contribuenti in tema di tasse sulla casa. Vediamo perché. Partiamo intanto dall’acconto: va versato entro il prossimo lunedì 17 giugno, con una rata calcolata secondo leregole stabilite nel 2018. Basterà dunque versare il 50% di quanto corrisposto lo scorso anno, naturalmente se la propria situazione immobiliare è rimasta inalterata. La situazione cambierà a dicembre, in occasione del saldo. La legge di Bilancio 2019 ha cancellato lo stop agli aumenti imposto ai Comuni dal 2016. Detto in parole povere, questo significa che i Comuni avranno la possibilità di aumentare le aliquote di Imu e Tasi – oltre che dell’addizionale Irpef – ed è quindi molto probabile che le imposte sugli immobili costeranno di più nel 2019.Come spiega il Sole24Ore, eventuali rincari decisi dai Comuni per quest’anno si faranno sentire sulle tasche dei contribuenti solo in occasione del saldo di dicembre: “Le aliquote relative al 2019 potrebbero già essere usate il 17 giugno, però, se il Comune – anziché un rincaro – ha previsto uno sconto. Oppure quando l’aumento è di pochi euro e il proprietario vuole evitare di rifare i conteggi con il conguaglio in occasione della seconda rata”.I Comuni hanno tempo fino al 28 ottobre 2019 per stabilire le nuove aliquote. Nel mese di dicembre 2019, quindi, Imu e Tasi andranno ricalcolate in base alle nuove aliquote, detraendo quanto pagato a giugno. Ricordiamo che per l’anno in corso sono state confermate le agevolazioni in vigore: c’è l’esenzione completa per l’abitazione principale purché non di lusso, la riduzione del 25% per gli immobili affittati a canone concordato e la riduzione al 50% per i comodati genitore-figlio.Chi deve pagare Imu e Tasi?La tassa sulla casa è dovuta da tutti i proprietari di immobili situati in Italia e tutti coloro che su di essi sono titolari di un diritto reale come l’usufruttuario o chi ha un diritto d’abitazione, di uso, enfiteusi e superficie. L’imposta va versata anche dalle società per tutti gli immobili posseduti di qualsiasi categoria, anche se utilizzati nell’esercizio dell’attività, esclusi solo gli immobili-merce costruiti per la vendita e invenduti, purché non locati. Come specificato, l’esenzione per l’abitazione principale si applica solo a chi vi dimora e ha la residenza anagrafica. Anche per il 2019, dunque, Imu e Tasi non sono dovute sull’abitazione principale e relative pertinenze. Per abitazione principale si intende un’unica unità immobiliare ad uso abitativo classificata nel gruppo catastale A (esclusi gli uffici A/10), nella quale il contribuente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Le due circostanze devono coesistere. Fanno eccezione le abitazioni principali di maggior pregio. Ma l’Imu colpisce anche i terreni agricoli (esenti da Tasi), anche se incolti. Sono esclusi i terreni agricoli, da chiunque posseduti, ubicati nei Comuni classificati come montani o di collina.I rincari nelle città:dove aumenteranno Imu e Tasi
I tributi colpiscono dunque le seconde case e gli immobili affittati o sfitti. Per quanto riguarda la Tasi, per l’immobile locato o dato in comodato per oltre sei mesi nell’anno, l’occupante deve versare al Comune parte della tassa (tra il 10% e il 30% dell’ammontare dovuto), in base alla delibera del Comune. La parte residua è pagata invece dal proprietario. La quota non deve essere versata dall’occupante nel caso in cui l’immobile risulta come sua abitazione principale.

Cosa fare dopo aver ritirato la carta reddito di cittadinanza.

Quali sono gli obblighi previsti dalla legge dopo aver ritirato la carta reddito o pensione di cittadinanza? La misura reddito di cittadinanza prevede, oltre al beneficio economico corrisposto mensilmente, il reinserimento lavorativo di tutti i componenti del nucleo familiare. Infatti la famiglia beneficiaria del reddito di cittadinanza, deve sottoscrivere il patto lavorativo o il patto di inclusione sociale, per i richiedenti in condizione di povertà o disagio. Vediamo insieme quali sono gli obblighi da rispettare, per ricevere tutti i mesi le ricariche Inps.

Chi è obbligato a sottoscrivere la Dichiarazione di disponibilità al lavoro?

Per ricevere correttamente tutti i mesi le ricariche del reddito di cittadinanza, bisogna rispettare alcuni impegni:

  1. disponibilità al lavoro (DID),
  2. sottoscrizione del patto di lavoro presso i centri per l’impiego o le agenzie per il lavoro ed il patto di inclusione sociale, da firmare presso i servizi sociali del Comune di residenza.

Il tutto finalizzato all’inserimento lavorativo, la riqualificazione professionale ed all’inclusione sociale.

Devono rispettare tutte le condizioni del reddito di cittadinanza, non solo il richiedente, ma tutti i componenti familiari del beneficiario che:

  • non siano occupati
  • siano occupati, con un reddito reddito inferiore a 8000 euro da lavoro dipendente e 4800 euro da lavoro autonomo
  • non frequentano un regolare percorso di studi,
  • che hanno un’età non superiore a 65 anni,
  • non siano disabili.

Tutti questi componenti, devono sottoscrivere la DID (dichiarazione disponibilità al lavoro) ed aderire ad un percorso personalizzato.

Sono esclusi da questo primo adempimento:

  • i minorenni del nucleo familiare del richiedente,
  • i componenti familiari con più di 65 anni,
  • i titolari di trattamento pensionistico o che percepiscono la pensione di cittadinanza,
  • i disabili, (salvo ne facciamo richiesta personalmente)
  • coloro che sono occupati con un reddito superiore a  8000 euro da lavoro dipendente e 4800 con reddito da lavoro autonomo,
  • i componenti che frequentano un regolare percorso di studio.

Dopo la convocazione e la valutazione dei centri per l’impiego, possono essere esonerati dalla dichiarazione di disponibilità al lavoro:

  • i componenti che assistono persone con disabilità grave o non autosufficienti;
  • i componenti del nucleo che hanno carichi di cura per bambini minori di tre anni,
  • coloro che frequentano corsi di formazione,
  • gli occupati con reddito da lavoro dipendente inferiore a 8000 euro e di lavoro autonomo inferiore a 4800 euro. (Art. 4 comma 15 ter del decreto legge 4/2019)

E’ possibile presentare la DID presso i centri per l’impiego (anche quando si verrà convocati), con la piattaforma online di ANPAL e presso i patronati convenzionati. Sono esonerati i soggetti che hanno dichiarato la DID tramite la disoccupazione Naspi.

Quando verrò convocato dal Centro per l’Impiego

Entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio reddito di cittadinanza da parte dell’Inps, i Centri per l’impiego convocano i beneficiari del Rdc, per sottoscrivere il patto per il lavoro. Vengono convocati esclusivamente, solo se nel nucleo familiare, si trovano uno o più componenti, in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. i disoccupati da non più di due anni,
  2. i beneficiari di disoccupazione Naspi, di cassa integrazione, di mobilità o di altra prestazione e tutti i soggetti che hanno terminato la disoccupazione da non più di un anno,
  3. tutti coloro che hanno attivo un patto di servizio negli ultimi due anni e che non hanno sottoscritto un progetto personalizzato,
  4. tutti i soggetti che non hanno sottoscritto il progetto personalizzato REI, ai servizi sociali del Comune di Residenza.

In tutti gli altri casi, non precedentemente descritti, entro 30 giorni, il beneficiario viene convocato dai servizi sociali del Comune di residenza per sottoscrivere il patto di inclusione sociale, per avviare un percorso di attivazione sociale e lavorativa, coinvolgendo tutti gli Enti territoriali.

In queste fasi, i Centri per l’impiego ed il Comune, verificano la situazione del nucleo e comunicato all’Inps, il possesso dei requisiti del nucleo familiare del richiedente del Rdc. (Come avviene per la comunicazione della DID e patto di servizio, per la disoccupazione Naspi). Inoltre gli Enti fanni sottoscrive al beneficiario:

  • la dichiarazione di disponibilità al lavoro ed il patto di lavoro (ai centri per l’impiego),
  • il patto per l’inclusione sociale (presso i servizi sociali).

Quindi sarai convocato tramite sms o email, dai Centri per l’impiego o dai servizi sociali del Comune. Noi consigliamo di contattare direttamente o di recarsi al centro per l’impiego, entro il trentesimo giorno dall’erogazione del reddito di cittadinanza. Ad esempio per chi ha percepito il Rdc il 18 Aprile 2019, consigliamo di contattare il centro per l’impiego, entro il 16 Maggio 2019. La mancata presenta alla convocazione o agli ulteriori appuntamenti presso i Centri per l’impiego ed i Comuni, senza motivi validi, comporta la decurtazione tra una e tre mensilità del reddito di cittadinanza. (Una decuratazione in caso di assenza per la prima volta, tre mensilità nel caso di assenza sino alla terza convocazione)

Che succede dopo la convocazione ai centri per l’impiego?

Con la convocazione e la sottoscrizione della DID ed il patto per il lavoro presso i centri per l’impiego, i beneficiari del reddito di cittadinanza si impegnano:

  • a collaborare alla formulazione del patto per il lavoro,
  • a registrarsi alla piattaforma telematica predisposta dal Ministero, per gestire il reddito di cittadinanza e per consultare quotidianamente le offerte di lavoro,
  • sostenere colloqui psicoattitudinali, al fine dell’inserimento lavorativo,
  • svolgere per almeno 8 ore settimanali progetti di utilità sociali presso il Comune previsti dal patto.

Il reddito di cittadinanza decade anche quando, non si accettano una di tre offerte di lavoro congrue, con una retribuzione lorda non inferiore a 858 euro. E’ ritenuta congrua un’offerta di lavoro:

Offerta di Lavoro congrua reddito di cittadinanza retribuzione non inferiore a 858 euro lorda

Durata del Reddito di cittadinanza 1° OFFERTA DI LAVORO 2° OFFERTA DI LAVORO 3° OFFERTA DI LAVORO
Nei primi 12 mesi entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario Ovunque collocata nel territorio italiano
Nei primi 12 mesi con componenti familiari disabili entro 100 minuti con i trasporti pubblici entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario
Dai 13 mesi ai 18 mesi entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario Ovunque collocata nel territorio italiano
Dai 13 mesi ai 24 mesi in caso di nuclei familiari con figli minori entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 250 km di distanza dalla residenza del beneficiario Ovunque collocata nel territorio italiano
Dai 13 mesi ai 24 mesi in caso di nuclei familiari con persone disabili entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario
Dopo 18 mesi in caso di rinnovo del beneficio Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano
Dopo 18 mesi in caso di rinnovo del beneficio con componenti disabili entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario entro 100 km di distanza dalla residenza del beneficiario
Dopo 24 mesi in caso di rinnovo del beneficio con figli minori Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano Ovunque offerta di lavoro collocata nel territorio italiano

Per chi ha firmato il patto di lavoro con il centro per l’impiego o ha le credenziali di accesso della piattaforma telematica, ha diritto ad ottenere fino al 31/12/2021, l’assegno di ricollocazione dell’Anpal.

Decreto Crescita, contributi e sgravi per imprese e Made in Italy

Decreto Crescita:

Il primo passo indietro riguarda la mini IRES, completamente abrogata e sostituita con un taglio progressivo dell’imposta sul reddito d’impresa. In pratica, vengono abrogati i commi da 28 a 34 della manovra, che prevedevano il taglio di nove punti dell’IRES per sugli utili reinvestiti in beni materiali o in costo del personale. La misura non ha funzionato, anche a causa delle complicazioni attuative, per cui viene sostituita con un nuovo taglio dell’IRES, che riguarda sempre gli utili reinvestiti in azienda, ma senza più paletti relativi alla destinazione. L’aliquota IRES relativa a questa quota di utili scende per il periodo d’imposta 2019 al 22,5% (taglio di un punto e mezzo rispetto al 24%), e si riduce ulteriormente negli anni seguenti, con la seguente progressione: 21,5% nel 2020, 20,5% nel 2021, 20% dal periodo d’imposta 2022.

Contestualmente, torna il superammortamento (che di fatto era stato assorbito dalla mini IRES ora abrogata): aliquota al 130% per acquisto di macchinari nuovi a partire dal primo aprile 2019 fino al 30 giugno 2020.

Altre agevolazioni fiscali

  • Deducibilità IMU del reddito d’impresa e di lavoro autonomo incrementata al 50% per il periodo d’imposta 2019 e al 60% dall’anno prossimo (attualmente è al 40%).
  • Nuova Sabatini: tetto massimo degli investimenti raddoppiato a 4 milioni, semplificazioni per gli investimenti fino a 100mila euro.
  • Credito di imposta ricerca e sviluppo prorogato al triennio 2020-2023.
  • Rientro dei cervelli con deducibilità dal reddito al 30%, applicata anche alle imprese.
  • Sostegno capitalizzazione.
  • Incentivi aggregazione di imprese.
  • Patent box più semplice.
  • IVA e-commerce agevolata.
  • Tempi di pagamento imprese inseriti nel bilancio sociale
  •  Incentivi per la valorizzazione edilizia.

Si conferma anche la nuova rottamazione per i contribuenti, questa volta dedicata ai tributi locali (IMU, TASI, TARI e via dicendo). saranno gli stessi enti locali a deliberare se applicarla o meno, le regole sono molto simili a quelle della rottamazione ter, con pagamento dell’intera somma originariamente dovuta, senza interessi e sanzioni.

Nel provvedimento trovano posato anche: revisione del sisma bonus e degli incentivi per interventi di efficienza energetica e rischio sismico,  l’estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali, credito d’imposta per le commissioni sui pagamenti elettronici ai distributori di carburante.

Ci sono altre misure per favorire la digitalizzazione (nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali e fatturazione elettronica) e un intero capitolo dedicato al rilancio del Made in Italy.

Il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza.


Pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 6 alla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14 febbraio, il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’ insolvenza (decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14), contiene la riforma organica delle procedure concorsuali, di cui all’attuale “legge fallimentare” , nonché della disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge n. 3/2012) . Il nuovo Codice entrerà in vigore a partire dal 15 agosto 2020. In questa sede si intende descrivere, seppur in breve, le novità che nel testo normativo citato riguardano le procedure relative al sovreindebitamento.
La Legge 27 gennaio 2012, n.3, così come emendata dal recentissimo Codice (D.Lgs. 14/2019), contiene la disciplina di una serie di procedure previste dal legislatore al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili alle vigenti procedure concorsuali. Per «sovraindebitamento» si intende una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni” (art. 6, co. 2, L.n. 3/2012).  Si tratta di una disciplina che nel nuovo Codice della crisi e Dell’Impresa prevede quattro modalità
di soluzione della crisi del debitore che, di fatto, vanno a sostituirsi alle tre procedure già previste nella L. n. 3/2012 (piano del consumatore, dell’accordo con i creditori e della liquidazione del patrimonio) Ma entriamo nel dettaglio. Il ”Piano del consumatore” si trasforma nella “Ristrutturazione dei debiti del consumatore”. Di grande rilievo nella nuova procedura è sicuramente la scomparsa della valutazione del giudice sulla diligenza del debitore (indebitamento assunto con colpa) e che di fatto costituisce un ostacolo all’accesso nella precedente disciplina di cui alla L. 3/2012. Nel nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza, per ottenere l’accesso (e dunque l’omologa del piano), sarà sufficiente quindi solo l’assenza di colpa grave, malafede o frode. Quanto al giudizio di convenienza economica, scompare il ruolo dell’OCC e rimane quello, eventuale, da parte del giudice che si esprimerà in tal senso solo nel caso di contestazioni da parte dei creditori. Infine, quanto al ruolo di questi ultimi nel nuovo procedimento, importante novità è che se chi ha erogato il credito non ha anche tenuto conto del merito creditizio non potrà opporsi al piano. Questa nuova valutazione sarà fatta a cura dell’OCC nella propria relazione. Per quanto riguarda l’”Accordo del debitore”, l’istituto scompare lasciando il passo al “Concordato minore” . Di estrema rilevanza è che questa procedura, a differenza del passato, è inibita ai consumatori che avranno a disposizione solo lo strumento della “Ristrutturazione dei debiti del consumatore” (e la liquidazione controllata). Il “Concordato minore”, come quello “maggiore”, nella nuova disciplina è previsto solo nell’ipotesi di continuità aziendale, salvo che non sia possibile contare su cospicue risorse esterne. Riguarderà quindi professionisti, le imprese “minori” e le imprese agricole. Quanto alla valutazione dei creditori, saranno sufficienti il 50% dei crediti (prima il 60%) e permane il favorevolissimo meccanismo del silenzio-assenso. Completamente rivoluzionata è anche la “Liquidazione del patrimonio” che ora diventa
“Liquidazione controllata del sovraindebitato” nell’ambito della Liquidazione giudiziale. Grande novità è che ora la domanda, anche se pendono procedure esecutive, può essere presentata da un creditore o, se impresa, dal P.M. L’accesso alla procedura, inoltre, non è precluso da eventuali atti in frode. Scompare infine la relazione particolareggiata dell’OCC che si limiterà solo alla valutazione sulla completezza ed attendibilità della documentazione presentata nonché ad illustrare la situazione economica del debitore. Infine, vera e propria novità la troviamo nell’articolo 283 del dlgs n. 14/2019 che introduce un nuovo strumento: l’esdebitazione di diritto del “Debitore incapiente”. Con questo nuovo istituto sarà esdebitabile anche chi ha solo debiti e nessun patrimonio, purché meritevole (assenza di atti in
frode e mancanza di dolo o colpa grave). In tal caso si dovranno eventualmente pagare i creditori solo se entro quattro anni dall’inizio della procedura pervengano al debitore utili che consentano un pagamento superiore al 10% dei creditori stessi. E’ inimnaginabile la platea dei soggetti che potrebbero ricorrere a tale rimedio ! (dai fidejussori già escussi a coloro che hanno debiti verso lo Stato, ma nessun bene per farvi fronte). Per concludere, è evidente il favor del legislatore e l’intento di fornire un rimedio alle situazioni di difficoltà economica che investono ai giorni nostri diverse realtà. L’auspicio è che di questa tendenza, attesa l’entrata in vigore della nuova disciplina prevista solo per il 2020, tengano conto sin da ora anche i nostri Tribunali, oggi ancora troppo restii a favorire l’accesso alle procedure anzidette.

CNDCEC: nomina e percorso formativo del gestore della crisi da sovraindebitamento.

Il Pronto Ordini 183/2018, pubblicato sul sito del CNDCEC il 18 marzo 2019, ha fornito chiarimenti in merito alla disciplina della nomina e al percorso formativo del gestore della crisi da sovraindebitamento. 

I quesiti
L’Ordine di Pistoia, ha posto i seguenti quesiti, chiedendo conferma se: 

  • il Giudice del sovraindebitamento, nel nominare i professionisti facenti funzioni di OCC, ai sensi dell’articolo 15, comma 9, della Legge n. 3/2012, sia tenuto a verificare il previo assolvimento degli obblighi formativi previsti dal D.M. n. 202/2014;
  • il Giudice del sovraindebitamento possa, ancor oggi, liberamente nominare, ai sensi del disposto di cui all’articolo 15, comma 9, della Legge n. 3/2012, il professionista facente funzioni di OCC, prescindendo dall’esistenza o meno di un OCC regolarmente costituito nella circoscrizione del Tribunale competente;
  • il Giudice del sovraindebitamento non debba limitare la propria scelta tra i professionisti iscritti negli elenchi dei gestori della crisi dell’OCC di riferimento, bastando al riguardo il possesso dei requisiti di professionalità di cui all’articolo 28 l.f., per come richiamati dall’articolo 15, comma 9, della Legge n. 3/2012.

PO 183/2018
In virtù della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n. 38 del 14-02-2019 – Suppl. Ordinario n. 6) del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14), è opportuno tornare sull’aspetto riguardante, appunto, la nomina e la formazione del gestore della crisi da sovraindebitamento, chiarendo anche le regole nel regime transitorio. 
A riguardo, si ricorda anzitutto che, le nuove discipline delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento e della liquidazione controllata del sovraindebitato, entreranno in vigore il 15 agosto 2020. Di conseguenza, le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, depositate prima del 15 agosto 2020, e le procedure pendenti a tale data, saranno definite secondo quanto disposto dalla Legge n. 3/2012. 

In merito ai quesiti esposti in precedenza, il CNDCEC, per quanto concerne la verifica degli obblighi formativi, osserva che i professionisti e le STP nominati dal Giudice del sovraindebitamento, purché in possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 l.f., potranno essere incaricati senza l’assolvimento degli obblighi formativi prefissati nel D.M. n. 202/2014. 
Si precisa, altresì, che la formazione iniziale e biennale indicata nell’articolo 4, comma 5, lett. d), e comma 6, del predetto D.M. è richiesta unicamente per i professionisti che intendono iscriversi nell’elenco dei gestori della crisi dell’OCC di appartenenza e che vengono nominati dal referente dell’OCC. Scaduto il periodo transitorio, per mantenere l’iscrizione nell’elenco dei gestori della crisi, i professionisti iscritti agli Ordini professionali dovranno assolvere agli obblighi formativi suddetti. 

Relativamente al secondo quesito posto, il documento in commento precisa che è tutt’ora applicabile la modalità alternativa della nomina del facente funzioni di OCC (di cui all’articolo 15, comma 9, della Legge n. 3/2012). Si osserva, però, che nonostante il diverso orientamento della Corte di Cassazione (ord. n. 19740/2017), la vigente formulazione del citato articolo 15, comma 9, laddove contempla l’avverbio “anche”, non consente di ritenere che il Giudice del sovraindebitamento sia tenuto a procedere alla nomina del professionista o della STP (in possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 l.f.), unicamente nel caso di mancata costituzione dell’OCC nell’ambito della circoscrizione del Tribunale competente. 

Fermo restando quanto osservato in merito alla disciplina transitoria applicabile sino al 15 agosto 2020, si specifica che, per concerne le future crisi da sovraindebitamento, si sottolinea quanto previsto dal Codice della crisi d’impresa, ossia che i compiti e le funzioni allo stesso attribuiti, possono essere svolti da un professionista o da una STP in possesso dei requisiti di cui all’articolo 358 del Codice, nominati dal Giudice del sovraindebitamento, qualora nel circondario del Tribunale competente non vi sia un OCC. 

Infine, in relazione all’ultimo quesito, il documento in commento chiarisce che il Giudice del sovraindebitamento, nell’esercizio della discrezionalità riconosciutagli dall’ordinamento, può designare il professionista facente funzioni anche al di fuori dei nominativi inclusi negli elenchi dei gestori degli OCC, essendo richiesto unicamente il possesso dei requisiti di cui all’articolo 28 l.f.

Definizione agevolata controversie pendenti: attivo il servizio per la compilazione e l’invio delle istanze

Con un Comunicato Stampa del 6 marzo scorso l’Agenzia delle Entrate ha informato i contribuenti che, sul proprio sito internet, è disponibile il servizio per compilazione e la trasmissione online, entro il 31 maggio 2019, delle istanze per chiudere le liti fiscali pendenti.

Entro questa data, i contribuenti che intendano usufruire dell’agevolazione devono presentare telematicamente una domanda di definizione per ciascuna controversia tributaria accedendo alla propria area riservata dei canali Entratel o Fisconline e utilizzando la funzione “Domanda definizione agevolata controversie tributarie pendenti – art. 6 e art. 7, comma 2 lett. b) e comma 3, Dl n. 119/2018”per la compilazione e la trasmissione, all’interno della sezione “Servizi per > Richiedere”. In alternativa, la domanda può essere presentata anche tramite intermediario abilitato o recandosi presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia.

Le Entrate ricordano che la definizione agevolata è ammessa esclusivamente per le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado di giudizio – compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio – nelle quali il ricorso sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018, e per le quali alla data di presentazione della domanda il processo non si è concluso con pronuncia definitiva. 
Sono invece escluse le liti aventi ad oggetto atti di mera liquidazione e riscossione, quelle di valore indeterminabile, oltre a quelle relative al rifiuto alla restituzione di tributi.

Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – Entrata in vigore delle nuove norme – Previste due fasi

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14 febbraio 2019 – Supplemento Ordinario n. 6, il Decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante“Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155“.

Secondo quanto previsto dall’articolo 389, le disposizioni contenuto in questo decreto non saranno immediatamente applicabili ma entreranno in vigore in maniera scaglionata: alcune disposizioni entreranno in vigore entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto (entro il 16 marzo 2019), altre entro 18 mesi dalla stessa pubblicazione (entro il 15 agosto 2020). Vediamole nel dettaglio

1) Disposizioni operative tra 30 giorni (16 marzo 2019)

Saranno operative entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto, e quindi dal 16 marzo 2019, le disposizioni riguardanti:

– la competenza, nei procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione, assegnata al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di imprese individuato avuto riguardo al luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali (art. 27, comma 1);
– le modifiche alla disciplina dell’amministrazione straordinaria (art. 350);
– l’istituzione dell’albo dei soggetti destinati a svolgere, su incarico del tribunale, le funzioni di curatore, commissario giudiziale o liquidatore (artt. 356, 357);
– la realizzazione dell’area web riservata (prevista dal comma 6 dell’art. 40) da parte del Ministero dello sviluppo economico, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, avvalendosi delle strutture informatiche di cui all’articolo 6-bis, comma 4, del D.Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale).

Il comma 6 dell’art. 40 prevede infatti che quando la notificazione a mezzo di posta elettronica certificata del ricorso e del decreto di convocazione, da parte di coloro che esercitano funzioni di controllo e di vigilanza sull’impresa o da parte del pubblico ministero, non risulta possibile o non ha esito positivo per causa imputabile al destinatario, il ricorso e il decreto dovranno essere notificati senza indugio, a cura della cancelleria, mediante il loro inserimento nell’area web riservata. La notificazione si ha per eseguita nel terzo giorno successivo a quello in cui è compiuto l’inserimento.

– le norme sulla certificazione dei debiti contributivi e per premi assicurativi (art. 363);
– le norme sulla certificazione dei debiti tributari (art. 364);
– le norme sul recupero delle spese della procedura e il compenso del curatore in caso di revoca della dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale (art. 366);
– le previsioni sugli assetti organizzativi dell’impresa (con la modifica dell’art. 2086 del Codice civile) societari (con la modifica dell’art. 2257 del Codice civile) (art. 375 e 377),
– sulla responsabilità degli amministratori (con la modifica degli articoli 2476 e 2486 del Codice civile) (art. 378);
– sulla nomina degli organi di controllo (con la modifica dell’art. 2477 del Codice civile) (art. 379). A tale proposito, si rammenta che l’obbligo di nomina dell’organo di controllo, per le società a responsabilità limitata e le società cooperative già costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, dovrà essere rispettato entro nove mesi dalla predetta data (art. 379, comma 3);
– le garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (artt. 385, 386, 387, 388).

2) Disposizioni operative tra 18 mesi (15 agosto 2020)

Per il resto, il Decreto legislativo entra in vigore decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione, ovvero il 15 agosto 2020.

Da tale data saranno pienamente operative la maggior parte delle disposizioni, comprese le misure di allerta, volte a consentire la pronta emersione della crisi, nonché la nuova sezione sul sovraindebitamento, ovvero sul fallimento del consumatore e delle piccole imprese.

3) Disciplina transitoria

All’articolo 390 del decreto legislativo è ricompresa anche una norma di disciplina della fase transitoria, che riguardano ricorsi e domande presentati prima dell’entrata in vigore o pendenti alla data di entrata in vigore del decreto in commento

3a) Viene prescritto, in particolare, che:

– i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare,
– i ricorsi per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l’apertura del concordato preventivo, per l’accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e
– le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento

depositati prima dell’entrata in vigore del presente decreto dovranno essere definiti secondo le disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonchè di composizione delle crisi da sovraindebitamento“).

3b) Le procedure di fallimento e le altre procedure indicate sopra, pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonchè le procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al medesimo comma dovranno essere definite secondo le disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, nonchè della legge 27 gennaio 2012, n. 3.