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Archivia 28 Aprile 2020

Covid-19: sospensione rate per le PMI. Pronto il modulo per la dichiarazione

Al via la sospensione delle rate di rimborso dei finanziamenti agevolati per le PMI. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha infatti disposto che Invitalia proceda alla sospensione delle rate di rimborso dei finanziamenti agevolati.

In base a quanto stabilito dall’art.56 del Decreto Cura Italia le Micro, Piccole e Medie Imprese beneficiarie delle agevolazioni gestite da Invitalia (e non già oggetto di provvedimenti di revoca o di risoluzione del finanziamento) potranno richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti in scadenza fino al 30 settembre 2020, ottenendo una dilazione del piano di rimborso.

Le richieste dovranno essere inviate alla PEC moratoriacovid19@postacert.invitalia.it unitamente ad una dichiarazione, ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 445/2000, con la quale si attesta “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.

Per i beneficiari oggetto di provvedimenti di revoca o di risoluzione del finanziamento, precisa ancora il MISE, viene disposta la sospensione delle conseguenti azioni di recupero fino al 30 settembre 2020.

Sospensione mutui Invitalia: modulo di domanda per PMI

Sospensione rate fino al 30 settembre, nel caso di piani revocati niente recupero fino alla stessa data: i moduli per la moratoria sui mutui Invitalia alle PMI.

Pronti i moduli per chiedere la sospensione delle rate dei finanziamenti alle PMI gestiti da Invitalia: le imprese possono quindi chiedere la sospensione dei pagamenti fino al 30 settembre 200. La moratoria riguarda le piccole e medie imprese che hanno chiesto le agevolazioni gestite da Invitalia e non sono già oggetto di provvedimenti di revoca o di risoluzione del finanziamento.

L’agevolazione è prevista dall’articolo 56 del decreto Cura Italia (dl 18/2020), che dispone la sospensione di mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale da parte delle PMI colpite dall’emergenza Coronavirus.

La procedura di richiesta è semplice e completamente digitale. Si invia una mail all’indirizzo PEC moratoriacovid19@postacert.invitalia.it, utilizzando il modello di dichiarazione appositamente predisposto, che contiene l’attestazione «di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19».

La compilazione richiede l’indicazione delle generalità e del pagamento rateale di cui si chiede la sospensione (bisogna inserire il numero di pratica e specificare a quale misura agevolativa si riferisce). Bisogna allegare un documento d’identità. Invitalia provvederà poi a fornire i dettagli relativi alla dilazione del piano di rimborso.

Prestiti 25mila euro: domanda anche a banche diverse.

l prestito coperto al 100% dal Fondo di Garanzia PMI non può superare i 25mila euro oppure il 25% dei ricavi, anche se frazionato fra diverse banche: istruzioni ABI.

Le imprese possono chiedere i prestiti fino a 25mila euro garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia PMI facendo anche domanda a diverse banche ma non possono superare la soglia massima consentita (25% del fatturato) pur sommando i diversi finanziamenti: è possibile, ad esempio, ricevere 15mila euro da un istituto e 10mila euro da una seconda banca.
Non si possono invece ricevere due diversi prestiti da 25mila euro da due diversi istituti. Lo specifica l’ABI, associazione banche italiane, nella circolare dello scorso 16 aprile sull’operatività piena delle procedure per i finanziamenti del Dl Liquidità imprese per emergenza Coronavirus.

I prestiti fino a 25mila euro sono semi-automatici, garantiti al 100% dal Fondo, hanno tempi di erogazione immediati. Riservati a PMI e Partite IVA (comma 1, lettera m, articolo 13 del dl 23/2020), sono prestiti a sei anni, con l’inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi. La garanzia è gratuita, i tassi sul finanziamento sono sotto il 2% (il tetto è fissato dalla legge, in base a un calcolo tecnico).

Sabatini esplicita quanto previsto dalla circolare ABI del 16 aprile, che contiene anche una Guida per le imprese alla presentazione della domanda. Che va rivolta alla propria banca, inviando il modulo predisposto dallo stesso istituto di credito e, per la garanzia, quello pubblicato sul portale del fondo di garanzia PMI, e sul sito del ministero dello Sviluppo economico. Sarà poi l’istituto di credito a trasmettere la domanda al fondo di Garanzia, e a concedere il prestito.

Importante: la legge prevede che l’intervento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese sia «concesso automaticamente, gratuitamente e senza valutazione», e che la banca, subordinatamente alla sola verifica formale del possesso dei requisiti, possa concedere il finanziamento senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del gestore del Fondo medesimo. Significa che i tempi sono velocissimi, con il versamento pochi giorni dopo la domanda.

Come detto, è anche possibile chiedere il prestito a diverse banche. Ma non cambia l’importo massimo concedibile. Se il Fondo riceve più domande di finanziamento da parte di banche diverse in relazione allo stesso soggetto, rilascia la garanzia con riferimento alle prime domande presentate fino a concorrenza dell’importo massimo garantibile.

Esempi

  • Prestito richiesto da un’impresa con ricavi pari a 120mila euro a due banche diverse. Questa impresa ha diritto a 25mila euro di prestito. Modalità di erogazione: 25mila euro da un’unica banca, oppure (ad esempio) 15mila euro da parte di una banca e 10mila euro da un’altra.
  • Prestito richiesto da un’impresa con ricavi pari a 80mila euro. In questo caso, il finanziamento massimo è pari a 20mila euro 8il 255 di 80mila. E’ possibile ottenere 20mila euro da uno stesso istituto, oppure, ad esempio, 15mila euro da una banca e 5mila euro da un’altra.

Decreto Liquidità: l’Agenzia Entrate risponde. Facciamo chiarezza sulla sospensione dei versamenti Tributari di Aprile e Maggio.

Con la Circolare n. 9/E del 13 aprile scoro l’Agenzia delle Entrate analizza le principali misure fiscali contenute nel Decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (il cosiddetto “Decreto Liquidità”), recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”, e fornisce le risponde alle domande più frequenti relative ai temi toccati dal Decreto.

Relativamente alla sospensione dei versamenti tributari, ad in particolare alla riduzione del fatturato per la sospensione dei versamenti, viene chiesto se per la sospensione dei versamenti di maggio, è richiesta una riduzione del fatturato nel (solo) mese di aprile 2020 (rispetto al mese di aprile 2019) o una riduzione cumulativa nei mesi di marzo e aprile 2020 (rispetto ai mesi di marzo e aprile 2019).

Le Entrate su questo punto chiariscono che, in base a quanto stabilito all’art. 18 del Decreto (commi 1 e 3 e comma 6), ai fini della sospensione dei versamenti da eseguire nei mesi di aprile e maggio 2020, va, dunque, valutata “rispettivamente” la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi:

  • del mese di marzo 2020 rispetto al mese di marzo 2019 (relativamente ai versamenti da eseguire ad aprile 2020);
  • del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019 (relativamente ai versamenti da eseguire a maggio 2020).

La situazione di marzo, precisa l’Agenzia, deve essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di aprile; la situazione di aprile dovrà essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di maggio.

Potrà verificarsi il caso in cui un contribuente avrà diritto alla sospensione dei versamenti di aprile (e potrà valutarlo già all’inizio di aprile stesso, in base ai dati di marzo) e non avrà diritto alla sospensione dei versamenti di maggio (e potrà valutarlo già all’inizio dello stesso mese di maggio, in base ai dati di aprile), senza che ciò pregiudichi la sospensione già applicata ad aprile.
Coloro che non hanno diritto alla sospensione dei versamenti del mese di aprile (in base ai dati di marzo), conclude l’Agenzia Entrate, potranno ottenerla per i versamenti di maggio, se ne ricorreranno i presupposti in base ai dati di aprile.

Decreto Liquidità: cos’è e come funziona il Fondo garanzia PMI

Con il decreto legge liquidità del 6 aprile 2020 è stato ulteriormente potenziato il Fondo di Garanzia per le PMI.

Nelle intenzioni del Governo questa misura ha l’obiettivo di garantire anche alle aziende fino a 499 dipendenti e ai professionisti quella liquidità necessaria alla ripartenza delle loro attività.

Il Fondo, già ampliato dal decreto cura Italia con 1,5 miliardi di euro, “completa così la sua trasformazione in strumento a supporto della piccola e media impresa, a tutela di imprenditori, artigiani, autonomi e professionisti, nonché a salvaguardia dell’export e di tutti quei settori che costituiscono con le eccellenze del Made in Italy la spina dorsale del nostro sistema produttivo” si legge in una nota del MISE.

A fianco del potenziamento è inoltre previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo che, in estrema sintesi, agirà su tre direttrici principali:

  • garanzia al 100% per i prestiti fino a 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito, alle PMI, agli imprenditori individuali e agli esercenti arti e professioni la cui attività sia stata danneggiata dall’emergenza COVID-19, attestata da dichiarazione autocertificata, e in presenza di determinati requisiti;
  • garanzia al 100% per i prestiti fino a 800.000 euro, alle PMI con applicazione della valutazione del merito di credito, in presenza di determinati requisiti;
  • garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, con possibilità di arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi, in presenza di determinati requisiti.

Fino al 31 dicembre 2020 la garanzia potrà essere concessa a titolo gratuito.

La garanzia del Fondo è una agevolazione del Ministero dello sviluppo economico, finanziata anche con risorse europee, che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti.

Riducendo in modo significativo il livello di rischio in capo al soggetto finanziatore (la banca) la garanzia concessa dal Fondo consente al soggetto richiedente (l’impresa) un accesso agevolato al credito.

Il Fondo non interviene quindi direttamente nel rapporto tra banca e cliente: tassi di interesse, condizioni di rimborso ecc., sono lasciati alla contrattazione tra le parti.

Ma sulla parte garantita dal Fondo non possono essere richieste ed acquisite ulteriori garanzie reali, assicurative o bancarie.

La garanzia prestata dal Fondo può essere di tre tipi distinguibili in base ai soggetti ammessi a richiederla e alle qualità della tutela accordata alla banca in caso di inadempimento.

  • “garanzia diretta”. La garanzia diretta, a differenza delle altre tipologie, ha la peculiarità di essere sempre a prima richiesta, esplicita, incondizionata ed irrevocabile. Qualora la Banca, a seguito dell’inadempimento della PMI beneficiaria del finanziamento, decida di escutere la garanzia concessa dal Fondo, il Fondo stesso sarà quindi sempre tenuto a procedere immediatamente alla liquidazione della garanzia, salvo il diritto di agire in regresso contro dell’impresa inadempiente.
  • “controgaranzia”. La garanzia prestata dal Fondo può anche assumere i connotati della c.d. “controgaranzia” che non viene concessa direttamente al soggetto che eroga il finanziamento, bensì a favore di confidi e di altri fondi aventi scopo di garanzia.
  • “co-garanzia”. Con questa fattispecie il Fondo garantisce il credito del finanziatore congiuntamente ai confidi o ad altri fondi di garanzia sulla base una convenzione tra essi stipulata e finalizzata a regolamentare criteri, modalità e procedure di concessione ed attivazione della garanzia stessa.

Tutti gli interventi del Fondo di Garanzia per le PMI sono assistiti dalla garanzia di ultima istanza dello Stato italiano. Quindi, anche in ipotesi di inadempimento del Fondo, il soggetto finanziatore che ha ottenuto ristoro dall’escussione della garanzia a causa dell’inadempimento o dell’incapienza del Fondo, potrà indirizzare la propria pretesa agendo direttamente contro le casse statali.

Il Fondo di Garanzia per le PMI è gestito dagli istituti di credito membri del raggruppamento temporaneo di imprese (“RTI”):

Coronavirus Campania. Bando: contributi a fondo perduto per le micro imprese

Il bando, che attua il Piano socio economico presentato il 10 aprile 2020, prevede uno stanziamento per le micro imprese in Campania pari a 140.000.000 euro.
Le risorse potranno essere ulteriormente incrementate qualora si rendano disponibili a seguito dell’adozione di successivi provvedimenti.

Contributi a fondo perduto Coronavirus Campania: le imprese beneficiarie

Possono presentare domanda del bonus una tantum le microimprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi dei settori elencati nell’allegato al bando che, alla data del 31 dicembre 2019:

  • possano classificarsi nella categoria di microimprese, ossia imprese che occupano meno di 10 persone e che realizzano un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro;
  • risultano attive e abbiano sede operative in Regione Campania;
  • abbiano un fatturato inferiore o pari a 100.000 euro desumibile dall’ultima dichiarazione fiscale presentata.

Per le imprese che hanno avviato l’attività successivamente al 31 dicembre 2018, si fa riferimento ai valori del fatturato/volume di affari conseguiti come attestati dal legale rappresentante dell’impresa ovvero dall’intermediario che presenta la domanda con le modalità spiegate più avanti.

Coronavirus Campania: ammontare del contributo erogabile

Il bonus è concesso nella forma di contributo a fondo perduto una tantum, pari a 2.000 euro per ciascuna impresa richiedente ed è cumulabile con tutte le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare l’attuale c risi economico finanziaria causata dall’emergenza sanitaria da COVID-19, ivi comprese le indennità erogate dall’INPS ai sensi del decreto legge 17 Marzo 2020, n. 18 (Cura Italia), e non è soggetto a imposizione fiscale.

Modalità di presentazione delle richieste di contributo per le micro imprese

Le domande potranno essere presentate direttamente dalle imprese interessate, dai dottori commercialisti, consulenti del lavoro, società tra professionisti, centri di assistenza fiscale per le imprese, associazione sindacale di categoria tra imprenditori.

Termini di presentazione delle domande di contributo a fondo perduto

Le domande di agevolazione dovranno essere compilate on line, accedendo, previa registrazione, al sito http:// conleimprese.regione.campania.it. e inviate mediante procedura telematica.

Sarà possibile presentare domanda dalle ore 10.00 del 20 aprile 2020 alle ore 24 del 30 aprile 2020.

Decreto liquidità 2020. Approvato dal Consiglio dei Ministri del 6/4/2020.

Al termine di un lungo Consiglio dei Ministri è stato approvato il testo dell’attesissimo Decreto Liquidità. Dopo il Decreto Cura Italia del 17/3/2020 era una operazione assolutamente necessaria, allo scopo di mettere le imprese e i professionisti nelle condizioni di far fronte ai propri impegni, di pagare i propri fornitori, e non far partire una pericolosissima catena di mancati pagamenti che porterebbe al disastro.

Il testo del decreto a nostra disposizione è ancora in bozza e pertanto il commento che andiamo a fare è basato sul testo che ha circolato in anteprima e alle dichiarazioni serali del presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico. Analizzeremo poi con più calma la versione definitiva del decreto al momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Analizziamo in questa sede gli aspetti più direttamente legati ai professionisti ed alle piccole aziende.

L’intenzione dello Stato è quella di mettere a disposizione di questi soggetti le somme necessarie (o almeno una parte) cercando di bypassare la burocrazia e di farlo in pochissimi giorni. Allo scopo di tutelare il sistema bancario è stato previsto che le garanzie della regolare restituzione del prestito saranno a carico direttamente dello Stato, in determinate situazioni al 100%, in altre situazioni la garanzia coprirà dal 70% al 90% dell’importo prestato.

L’importo della garanzia non potrà comunque superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda.

Importi di prestiti fino a 25.000 euro nel decreto liquidità

Per richieste di prestiti fino a 25.000 i nuovi finanziamenti saranno concessi da banche, e altri intermediari finanziari, e la garanzia che coprirà il 100% dell’importo sarà fornita gratuitamente dallo Stato attraverso l’intervento del Fondo centrale di garanzia. Questa modalità (garanzia alle banche del 100% da parte dello Stato) consentirà alle banche di erogare i finanziamenti molto rapidamente e senza particolari indagini di merito creditizio, senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del gestore del Fondo medesimo. Quindi rapidità massima possibile.

Si dovrà trattare di finanziamenti in favore di piccole e medie imprese e di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID 19, da autocertificare ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000.

L’inizio dei pagamenti delle rate di rimborso sarà previsto non prima di 18/24 mesi.
La durata dei prestiti sarà da 24 fino a 72 mesi.

Gli importi erogabili saranno di importo non superiore al 25% dell’ammontare dei ricavi del soggetto beneficiario, volume di ricavi che risulta dall’ultimo bilancio depositato oppure dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia ovvero, per i soggetti beneficiari costituiti dopo il 1° gennaio 2019, da altra idonea documentazione, anche mediante autocertificazione ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000.

Dalle dichiarazioni emerse sembra che il prestito debba essere subordinato alla condizione che chi lo richieda abbia già esaurito la propria capacità di utilizzo del credito già rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

Piccole e medie imprese con ammontare di ricavi non superiore a 800.000 euro

Per questi soggetti – la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID 19 come da dichiarazione autocertificata ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445 – il Decreto Liquidità prevede la garanzia del fondo, con copertura al 100% purché tali finanziamenti prevedano l’inizio del rimborso del capitale a partire da 18/24 mesi e abbiano una durata compresa tra 24 e 72 mesi e comunque, non superiore al 15% dell’ammontare dei ricavi del soggetto beneficiario come risultanti dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia (ovvero, per i soggetti costituiti dal 1° gennaio 2019, da altra idonea documentazione, anche mediante autocertificazione ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000).

La predetta garanzia è concessa, sulla base dell’applicazione integrale del vigente modello di valutazione delle imprese, a condizione che:
1) su tali operazioni finanziarie il soggetto richiedente applichi determinate condizioni economiche previste dal testo normativo;
2) il 50% delle somme accordate sia destinato al pagamento dei propri dipendenti e collaboratori, di affitti, locazioni e altri costi fissi aziendali ovvero a saldare i debiti contratti con i propri fornitori.

Maggiori dettagli sulla normativa saranno esaminati dopo la pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale.

Collaboratori Sportivi: Come presentare la domanda.

In data odierna, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, ha emanato il decreto con cui sono state individuate le modalità di presentazione delle domande per l’indennità ai collaboratori sportivi.
La domanda dovrà essere presentata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica che sarà attiva a breve sul sito istituzionale di Sport e Salute (www.sportesalute.eu), che consentirà agli utenti di procedere, previo accreditamento, alla presentazione formale della domanda, delle autocertificazioni e dei documenti richiesti dal decreto ministeriale.
Vi diamo intanto alcune informazioni essenziali.


TERMINI

Le richieste possono essere presentate entro il 30/04/2020.


PRIORITÀ PREVISTA DAL DECRETO MINISTERIALE

È espressamente prevista una priorità per i collaboratori sportivi che nel periodo d’imposta 2019 non abbiano percepito compensi sportivi complessivamente superiori a 10.000 euro.


PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

La domanda dovrà essere compilata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica che sarà attiva dalle ore 14.00 di martedì 7 aprile sul sito di Sport e Salute.
La procedura prevede tre fasi:

  • la prenotazione: per prenotarsi è necessario inviare un SMS con il proprio codice fiscale al numero che verrà comunicato da martedì 7 aprile 2020 sul sito (www.sportesalute.eu) e sui canali istituzionali di Sport e Salute. Dopo aver inviato l’SMS, si riceverà un codice di prenotazione e l’indicazione del giorno e della fascia oraria in cui sarà possibile compilare la domanda sulla piattaforma;
  • l’accreditamento: per accreditarsi è necessario disporre di un proprio indirizzo mail, del proprio codice fiscale e del codice di prenotazione ricevuto a seguito dell’invio dell’SMS;
  • la compilazione e l’invio della domanda: immediatamente a seguito dell’accreditamento, sarà possibile accedere alla piattaforma, compilare la domanda, allegare i documenti e procedere con l’invio.

BENEFICIARI E REQUISITI SOGGETTIVI DI ACCESSO

Possono accedere all’indennità i lavoratori titolari di un rapporto di collaborazione ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettera m), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 che possiedano i seguenti requisiti:

  1. non devono rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 27 del Decreto Legge Cura Italia;
  2. non devono aver percepito altro reddito da lavoro per il mese di marzo 2020;
  3. non devono aver percepito, nel mese di marzo 2020, il reddito di cittadinanza;
  4. non possono cumulare l’indennità con le altre prestazioni e indennità di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 44 del Decreto Legge “Cura Italia”.

REQUISITI OGGETTIVI DELLE COLLABORAZIONI SPORTIVE

Il rapporto di collaborazione per cui presenta la domanda:

  1. deve essere con Federazioni sportive nazionali, Enti di promozione sportiva, Discipline sportive associate nonché con società e associazioni sportive dilettantistiche; si sottolinea che le società e associazioni sportive dilettantistiche devono essere iscritte, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, nel Registro delle associazioni e società sportive dilettantistiche tenuto dal CONI e gli altri organismi sportivi devono comunque essere riconosciuti, ai fini sportivi, dal CONI.
  2. doveva esistere già in essere alla data del 23 febbraio 2020 ed essere in corso alla data del 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del decreto-legge);
  3. non deve rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 27 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18.
     

DICHIARAZIONI E DOCUMENTI

Le autocertificazioni verranno fatte direttamente sulla piattaforma, ai sensi del DPR 445/2000.

Attenzione: si ricorda che la veridicità dell’autodichiarazione potrà essere verificata con successivi controlli e, in caso di riscontri negativi, potranno esserci conseguenze sotto il profilo penale. In forza dell’obbligo di dichiarare la verità imposto dal DPR 445/2000, chi fa una dichiarazione non veritiera o mendace commette un reato.

Dovranno invece essere allegati, sempre sulla piattaforma, i seguenti documenti:

  1. copia fronte-retro di un documento di riconoscimento valido dell’avente diritto;
  2. copia del contratto di collaborazione, o della lettera di incarico;
  3. solo in assenza dei documenti di cui al punto 2., copia della quietanza relativa all’avvenuto pagamento del compenso nel mese di febbraio 2020.
     

CONSIGLI UTILI

Ecco alcuni consigli utili per prepararsi al meglio:

  • caricare sul tuo computer, tablet o telefono il pdf dei documenti che andranno allegati (documento identità, contratto di collaborazione o lettera di incarico o prova dell’avvenuto pagamento della mensilità febbraio 2020);
  • avere a disposizione i tuoi dati essenziali, tra cui: codice fiscale, recapiti di posta elettronica e telefonici, residenza e IBAN per l’accredito della somma;
  • disporre dei dati relativi alla tua collaborazione sportiva, tra cui: nominativo delle parti contraenti, decorrenza, durata, compenso e tipologia della prestazione;
  • conoscere l’ammontare complessivo dei compensi sportivi ricevuti nel periodo d’imposta 2019;
  • accertarti che il rapporto di collaborazione per cui intendi presentare la domanda di indennità rientri, ai sensi dell’art. 2 del Decreto Ministeriale, nell’ambito di cui all’art. 67, comma 1, lettera m), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e che sia presso Federazioni Sportive Nazionali, Enti di Promozione Sportiva, Discipline Sportive Associate, oppure presso Società e Associazioni Sportive Dilettantistiche;
  • verificare che sussistano tutti gli altri requisiti di legge richiesti (esempio: non avere diritto a percepire altro reddito da lavoro per il mese di marzo 2020, non essere pensionato, non essere co. co. co. iscritto alla gestione separata INPS, non essere percettore del Reddito di Cittadinanza, etc.);
  • disporre del codice fiscale o della Partita Iva della Associazione/Società/Organismo Sportivo per cui si presti la collaborazione;
  • verificare, se collabori con un’Associazione o una Società Sportiva Dilettantistica, che sia iscritta al Registro del Coni;
  • verificare, se collabori con una Federazione sportiva, una Disciplina Sportiva Associata o un Ente di Promozione Sportiva, che sia riconosciuto dal Coni.

Negozi chiusi per l’emergenza: come gestire i contratti d’affitto Il locatore paga le imposte sul canone da contratto, ma se accorda una sconto (anche temporeaneo) la registrazione è esente da imposte

Saracinesche abbassate, insegne spente, porte chiuse: i tanti negozi alle prese con la serrata imposta dal coronavirus sono un’immagine preoccupante non solo come simbolo dell’emergenza sanitaria, ma anche per le ricadute economiche. La domanda riguarda il “come” e il “quando” potranno riaprire tante attività, già duramente provate dalla concorrenza del commercio elettronico. Ma c’è anche un altro aspetto rilevante: la gestione del contratto d’affitto. Infatti, tra i tanti costi fissi cui devono far fronte gli esercenti, spesso ci sono anche i canoni di locazione. Che rappresentano – al tempo stesso – una fonte di reddito per molti locatori (per lo più privati: famiglie o piccoli investitori, in un Paese a proprietà diffusa come l’Italia).

Secondo gli ultimi dati del dipartimento delle Finanze, i negozi affittati sono poco più di 809mila, su un totale di 1,5 milioni di unità immobiliari accatastate in categoria C/1 (quella dei negozi, per l’appunto). È su questo insieme di contratti che si abbatte l’emergenza del coronavirus. Ed è appena il caso di ricordare che nel decreto Milleproroghe non è stata confermata per i contratti stipulati dal 2020 la cedolare secca sulle locazioni commerciali.

Nei giorni scorsi il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha chiesto via Twitter un tris di interventi:
1. una copertura economica da parte dello Stato;
2. che i locatori non paghino Irpef o Ires sui canoni non percepiti;
3. che siano sollevati dall’Imu.

Per il momento, però, la normativa rimane molto rigida (la legge 392 che regola i contratti “6+6” è ancora quella del 1978) e non offre grandi strumenti alle parti per venirsi incontro. Dando per scontato che entrambe le parti vogliano fare il possibile per tenere in vita il contratto, in concreto possono porsi due situazioni differenti.

La dilazione in via «amichevole»
Se il negoziante è in difficoltà con i pagamenti e il proprietario gli accorda un versamento ritardato o dilazionato del canone, anche solo in via di fatto, bisogna ricordare che dovrà comunque versare le imposte sulle somme “maturate” (cioè quelle che risultano da contratto) anziché su quelle effettivamente incassate. Lo prevede l’articolo 26 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).

A tutela di entrambe le parti, conviene comunque tenere traccia scritta – anche solo via email – di ciò che si stabilisce, oltre all’opportunità di eseguire i pagamenti con mezzi tracciabili, così da poterli sempre documentare.

La riduzione formale del canone
Una delle poche norme “flessibili” rissale al decreto sblocca Italia del 2014 (il Dl 133) e prevede l’esenzione da bollo e imposta di registro per gli accordi con cui il locatore concede all’inquilino una riduzione del canone di locazione. Il vantaggio è che la riduzione può anche essere temporanea (allo scadere il canone torna alla misura originaria) e permette al locatore di evitare di versare le imposte su canoni non percepiti. Ad esempio, si può pattuire una riduzione per le sole mensilità di marzo e aprile, ed eventualmente rinnovarla.

Questo accordo va redatto in carta libera, è in pratica una scrittura collaterale al contratto originario, e va registrato alle Entrate con il modello 69 (purtroppo solo in forma cartacea, non telematico) entro 20 giorni dalla data di stipula. Pur senza canali telematici, si può però valutare l’opzione dell’invio del modulo compilato e firmato via Pec.

Chiusura del contratto
Il discorso cambia se una delle due parti vuole liberarsi dal contratto. In questo caso tornano in gioco le regole sulla risoluzione per mutuo consenso (se si concorda la fine del rapporto), per inadempimento o il recesso per gravi motivi. In tutte queste situazioni non è dovuta l’indennità di avviamento commerciale da parte del locatore al conduttore. Ma è sempre importante registrare la risoluzione del contratto alle Entrate per non vedersi chiedere – magari a emergenza finita – le imposte su canoni inesistenti.

Fonte : Il Sole 24 ore del 13 marzo 2020.