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Crisi d’impresa: approvato al Senato il maxiemendamento per la conversione in legge.

Crisi d’impresa: approvato al Senato il maxiemendamento per la conversione in legge.

Ieri 13 ottobre il Senato ha approvato la legge di conversione per la crisi d’impresa. Ora tocca alla Camera. Le novità per i commercialisti nell’elenco degli esperti.

Con 207 voti favorevoli e 36 contrati il Senato ha approvato il maxiemendamento del Governo che va a sostituire il disegno di legge di conversione della crisi d’impresa.
Il disegno di legge S. 2371, esaminato in sede referente dalle Commissioni riunite prevede la conversione in legge del decreto legge n. 118 del 2021 recante misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia. 
Come specificato nel dossier al provvedimento, il decreto legge in conversione si compone di 29 articoli, ripartiti in tre capi: 
il capo I (articoli 1-23) reca misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale; 
il capo II (articoli 24-26) prevede ulteriori misure urgenti in materia di giustizia; 
il capo III (articoli 27-29) reca disposizioni transitorie e finali. 
Attenzione va prestata al fatto che nel corso dell’esame in sede referente le Commissioni riunite hanno approvato alcune significative proposte emendative. 
Fra le altre si segnala: 
la riscrittura dell’articolo 3, proposta con l’emendamento 3.100(testo corretto) con il quale si specifica che la piattaforma è gestita dal sistema delle camere di commercio per il tramite di Unioncamere, sotto la vigilanza del Ministero della giustizia e del Ministero dello sviluppo economico e si interviene sulle modalità di iscrizione all’elenco degli esperti. 
l’inserimento, proposto con l’emendamento 19.1(testo 2 corretto), di specifiche disposizioni in materia di procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi; 
l’introduzione, proposta con l’emendamento 26.0.1(testo2), di specifiche disposizioni in materia di concorso per il reclutamento di magistrati ordinari.
Elenco degli esperti per la composizione negoziata, chi può iscriversi?

L’articolo 3 della legge in conversione contempla l’istituzione di una piattaforma telematica nazionale ai fini dell’accesso alla composizione negoziata e detta le norme volte alla individuazione dell’esperto che viene incaricato di trovare uno sbocco alla situazione di squilibrio. 
Va sottolineato che le Commissioni riunite hanno approvato un emendamento interamente sostitutivo del testo dell’articolo (emendamento 3.100 testo corretto) con varie novità, vediamo chi può iscriversi all’elenco degli esperti.
A domanda, nell’elenco possono essere inseriti:  
a) gli iscritti da almeno cinque anni all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili;  
b) gli iscritti da almeno cinque anni all’albo degli avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d’impresa;  
c) gli iscritti da almeno cinque anni all’albo dei consulenti del lavoro che documentano di avere concorso, almeno in tre casi, alla conclusione di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati o di accordi sottostanti a piani attestati o di avere concorso alla presentazione di concordati con continuità aziendale omologati. 
Attenzione va prestata al fatto che il testo proposto in sede referente ha unificato le diposizioni relative ai commercialisti ed agli avvocati, con la conseguenza che anche per i commercialisti è richiesta la documentazione di precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d’impresa.  
Possono essere inoltre inseriti nell’elenco coloro che, pur non iscritti in albi professionali, documentano di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione concluse con piani di risanamento attestati,  accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi con continuità aziendale omologati, nei confronti delle quali non sia stata successivamente pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento o sentenza di accertamento dello stato di insolvenza. 
Crisi d’impresa: una sintesi delle misure
Sinteticamente si riepilogano le misure previste dal provvedimento approvato ieri dal Senato:
rinvia l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al d.lgs n. 14 del 2019 al 16 maggio 2022, ad eccezione delle disposizioni di cui al Titolo II della parte I del Codice concernenti le procedure di allerta e la composizione assistita della crisi innanzi all’Organismo di composizione della crisi d’impresa (OCRI), per le quali l’entrata in vigore è fissata al 31 dicembre 2023; 
introduce e disciplina la procedura di composizione negoziata della crisi, nuovo istituto volontario, cui si accede tramite una (istituenda) piattaforma telematica nazionale, che offre all’imprenditore l’affiancamento di un esperto terzo e indipendente per agevolare, in maniera riservata, le trattative con i creditori. 
Il decreto-legge disciplina nel dettaglio le possibili soluzioni adottabili in esito alla procedura, prevedendo, fra le altre, nel caso di mancata individuazione di una soluzione idonea al superamento della situazione di crisi la possibilità per l’imprenditore di presentare una proposta di concordato per cessione di beni unitamente al piano di liquidazione, il c.d. concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio; 
apporta una serie di modifiche alla legge fallimentare, con l’anticipazione di alcuni strumenti di composizione negoziale previsti dal Codice della crisi; 
dispone un aumento di 20 unità del ruolo organico del personale della magistratura ordinaria, al fine di garantire che l’attuazione della normativa europea relativa alla Procura europea – in virtù della quale sono Premessa state attribuite a 20 magistrati le funzioni di procuratore europeo delegato – non privi di risorse di magistratura le procure della Repubblica. 
reca misure volte ad accelerare, attraverso il ricorso alla digitalizzazione, le procedure di pagamento degli indennizzi per equa riparazione in caso di violazione del termine di ragionevole durata del processo e delle altre somme dovute sulla base di titoli giudiziali; 
introduce una disciplina derogatoria, valida solo per l’anno 2021, in materia di assegnazione delle risorse del Fondo Unico Giustizia, prevedendo la riassegnazione immediate delle quote versate all’entrata del bilancio dello Stato nel 2020 agli stati di previsione del Ministero della giustizia e dell’interno. 
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