Via i debiti senza pagarli: ora è possibile

Diventa più facile liberarsi dai debiti: il Dl Ristori, ora convertito in legge, potenzia l’istituto del sovraindebitamento e lo estende a famiglie, consumatori, professionisti e piccoli imprenditori. La grossa novità è che l’esdebitazione potrà essere addirittura totale: chi non ha nulla per pagare i creditori, potrà ottenere la cancellazione dell’intero importo.

Non tutti, però, potranno accedere a questa nuova possibilità: ne beneficeranno solo i “meritevoli”, cioè coloro che si sono indebitati, ma senza colpa grave. Sarà il giudice a stabilirlo, nell’ambito dell’apposita procedura da sovraindebitamento, che rimane invariata.

Bisognerà quindi presentare una domanda al tribunale competente ed essere assistiti da un Occ (Organismo di composizione della crisi) che avrà il compito di redigere una relazione sui motivi dell’indebitamento e sulle concrete possibilità di restituzione.

A quel punto, se emergerà che il debitore è del tutto incapiente, potrà essere liberato anche per l’intero importo, ma rimarrà “sotto osservazione” per i successivi 4 anni dal’esdebitazione. Infatti, se durante quel periodo sopraggiungeranno nuove risorse, in una misura superiore al 10% della sua esposizione debitoria, il debitore dovrà dichiararle ed esse saranno utilizzate per saldare i vecchi creditori.

La nuova forma di liberazione dai debiti viene estesa ai membri della stessa famiglia (parenti entro il quarto grado e affini entro il secondo), che possono presentare un’unica domanda quando sono conviventi o se il sovraindebitamento ha un’origine comune. Inoltre, adesso, è considerato “consumatore” e, dunque, è ammesso alla procedura, anche il socio di una società di persone (come le Snc o le Sas) purché i suoi debiti siano estranei a quelli sociali.

I benefici riguarderanno anche le piccole imprese sotto la soglia di fallibilità ed i professionisti. Nella nuova forma di liberazione dai debiti, potrà rientrare, ad esempio, chi ha contratto debiti per costose cure mediche, chi non ha rimborsato un finanziamento o chi ha tributi non pagati .

Credito d’imposta canoni di affitto esteso alla sublocazione dell’Asd

Un’associazione sportiva dilettantistica iscritta al Coni potrà accedere al bonus affitti previsto dall’articolo 28 del decreto “Rilancio”, per i canoni corrisposti sulla base di un contratto di sublocazione, purché sussistano tutte le altre condizioni previste dalla norma agevolativa. E’ in sintesi il chiarimento contenuto nella risoluzione n. 68/E del 20 ottobre 2020 dell’Agenzia delle entrate.

L’Agenzia ricorda la misura del Dl “Rilancio” a sostegno delle imprese e dell’economia che ha introdotto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di attività commerciali industriali artigianali, agricole, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo (articolo 28, comma 1, Dl n. 34/2020). Il credito d’imposta spetta in presenza di una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente ed è commisurato all’importo del canone di locazione effettivamente versato nel 2020 con riferimento ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno.

Il comma 4 del medesimo articolo prevede che tale credito possa essere fruito anche dagli enti non commerciali, inclusi quelli del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti per il “canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale”. Tale principio è stato chiarito anche dalla circolare n. 14/2020 (vedi articolo “Credito d’imposta canoni di locazione. I primi chiarimenti delle Entrate”).

L’Agenzia, nella risoluzione in esame, ripercorre anche le misure sulla determinazione dei ricavi per gli enti non commerciali.
In primo luogo, dal combinato disposto dei commi 1 e 4, dell’articolo 28 del Dl “Rilancio”, unitamente alle precisazioni della circolare n. 14/2020, si evince che tali soggetti possono fruire del bonus locazione anche nei casi in cui oltre all’attività istituzionale svolgano anche un’attività commerciale, in modo non prevalente o esclusivo. Chiaramente, in tal caso, se i ricavi di tale attività superano la soglia dei 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente, l’ente non potrà beneficiare del credito d’imposta.
Sempre riguardo alla soglia dei ricavi, l’Agenzia chiarisce, come indicato anche nella circolare n. 14/2020, che per gli enti non commerciali che svolgono attività commerciale non prevalente la soglia dei ricavi o compensi va determinata per i soli ricavi Ires, per ciascuna tipologia di soggetto tenendo conto delle proprie regole di determinazione del reddito, restandone esclusi quelli derivanti da attività istituzionali.

Inoltre, per gli enti non commerciali che svolgono solo, occasionalmente, attività commerciale e che, pertanto, non dispongono di partita Iva, il credito d’imposta va determinato sull’importo dell’affitto al lordo dell’Iva, in quanto in tale particolare ipotesi l’imposta rappresenta un costo che incrementa il canone di affitto dovuto.
L’Agenzia ricorda, poi, che il contratto di sublocazione è disciplinato dagli articoli 1594 e 1595 del codice civile e dalla legge n. 392/1978 e che dal punto di vista civilistico è in stretta dipendenza dal contratto di affitto, analogia evidente anche dal punto di vista fiscale in quanto per entrambe le tipologie vige lo stesso regime tributario.

Di conseguenza, in considerazione sia delle analogie fra i due contratti sia dell’intenzione del legislatore di prevedere un beneficio ad ampio raggio per il contenimento della crisi economica, l’Agenzia ritiene che il credito d’imposta per i canoni di locazione possa valere anche per i canoni derivanti dai contratti di sublocazione. Anche nel caso in esame, quindi, la società, iscritta al registro nazionale delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche presso il Coni, potrà accedere al bonus con riferimento al contratto di sublocazione, in presenza di tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa.

La risoluzione, infine, precisa che anche il conduttore principale potrà beneficiare del credito d’imposta. Ai fini del calcolo della riduzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento, occorrerà considerare anche il canone relativo alla sublocazione al lordo del credito d’imposta in questione.

Ammissibile la domanda di liquidazione del patrimonio anche per il sovraindebitato privo di beni: la liquidazione di beni futuri.

Il Tribunale di Bologna, con provvedimento emesso in data 4.08.2020, ha ritenuto ammissibile, ai sensi degli artt. 14 ter e seguenti L. 27 gennaio 2012, n. 3, la domanda di liquidazione del patrimonio presentata da un consumatore, pur in assenza di beni mobili o immobili liquidabili e in sola presenza di crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro.

La proposta di liquidazione del consumatore consisteva, infatti, nella messa a disposizione, in favore dei creditori, di un quinto del proprio stipendio, dell’importo integrale della tredicesima mensilità e del TFR accumulato sino al momento del deposito della domanda.

Il Tribunale di Bologna, previo accertamento della natura “incolpevole” dell’indebitamento – non essendo emersa dalla relazione dell’Organismo di Composizione della Crisi la “prova di una condotta qualificabile come manifestamente negligente nell’avere assunto le obbligazioni” – ha accolto la domanda presentata dal debitore, osservando come l’insufficiente valore dei beni destinati al soddisfacimento dei creditori non valesse, di per sé, a rendere inammissibile l’accesso alla procedura di liquidazione.

La decisione del Tribunale di Bologna si colloca così nel solco tracciato dai Tribunali di Milano (16.09.2017), Rovigo (31.01.2018), Pordenone (14.03.2019), Matera (24.07.2019) e Verona (21.12.2018), che, negli ultimi anni, si erano espressi in tal senso.

Tra i precedenti contrari, si segnala il Tribunale di Mantova (18.06.2018), secondo il quale, invece, la procedura di liquidazione del patrimonio presupporrebbe, per definizione, la presenza di un patrimonio mobiliare o immobiliare liquidabile.

Tale orientamento, che trova il suo principale argomento nell’interpretazione letterale dell’art. 14 ter, è stato tuttavia contestato e ormai pressoché superato dalla giurisprudenza maggioritaria.

Il Tribunale di Bologna, richiamando principi già emersi nel dibattito giurisprudenziale, ha evidenziato come la disciplina della liquidazione del patrimonio sia sostanzialmente mutuata da quella fallimentare, potendosi facilmente confrontare la simmetria terminologica e funzionale: in proposito, se non si discute dell’ammissibilità della domanda di fallimento in proprio presentata dal fallito privo di beni, sarebbe del tutto irragionevole, secondo il Tribunale, precludere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio al debitore non fallibile titolare unicamente di crediti futuri.

Ulteriori argomenti sono poi evincibili dall’ordinanza emessa dal Tribunale di Verona (21.12.2018). Considerato come l’art. 14 ter escluda espressamente dalla liquidazione gli stipendi, le pensioni e i salari, nei limiti di quanto occorra al mantenimento del debitore e della propria famiglia, si dovrà necessariamente ritenere che lo stipendio mensile possa essere incluso nella liquidazione per la quota non occorrente al sostentamento.

Sempre il Tribunale di Verona ha evidenziato come l’art. 14 quater, L. 3/2012, preveda l’istituto della conversione della procedura di composizione della crisi in liquidazione, contemplando la possibilità che alla liquidazione del patrimonio si giunga dopo l’infruttuoso esperimento dei rimedi dell’accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore.

Considerato come il debitore possa presentare una proposta di accordo di composizione della crisi prevedendo la messa a disposizione del solo stipendio, e che lo stesso possa accedere alla procedura di liquidazione del patrimonio in caso di annullamento dell’accordo o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano, dovrà conseguentemente ritenersi ammissibile che il debitore possa accedere direttamente alla liquidazione del patrimonio anche in assenza di beni, offrendo ai creditori parte dei propri crediti futuri.

Scadenze AdER: sospensioni e calendario

Con l’entrata in vigore del Decreto Agosto (DL n. 104/2020), l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha aggiornato il calendario delle scadenze in materia di riscossione, rispetto a quanto già previsto dal Cura Italia prima e dal Dl Rilancio poi.

Sospensioni

Le novità sono riassunte nelle FAQ pubblicate sul sito, che riassumo il quadro generale dell situazione alla luce dei provvedimenti.

In particolare, viene estesa dal 31 agosto al 15 ottobre la sospensione di:

  • versamenti di entrate (tributarie e non) derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e di accertamento;
  • notifiche di nuove cartelle;
  • azioni cautelari ed esecutive e altri atti di riscossione (come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche);
  • pagamenti in zona rossa con scadenza dall’8 marzo , da effettuarsi entro il 30 novembre;
  •  obblighi da pignoramenti presso terzi effettuati dall’AdER prima del 19 maggio su stipendi, salari, indennità, pensioni e trattamenti assimilati.
  • rate dei piani di dilazione in scadenza tra l’8 marzo e il 15 ottobre, con pagamenti entro novembre (per le rateizzazioni in essere all’8 marzo e  per i nuovi piani con domanda entro il 15 ottobre, la decadenza si verifica in caso di mancato pagamento di 10 rate, anche non consecutive, anziché 5).

Rottamazione

Invariati i termini della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” per le rate in scadenza nel 2020: scadenza 10 dicembre (senza giorni di tolleranza). Per i contribuenti in regola con i pagamenti 2019, il mancato, insufficiente o tardivo pagamento di quelle 2020 non determina la perdita dei benefici purché l’integrale versamento avvenga entro il medesimo termine.

Crediti PA

Sospese fino al 15 ottobre anche le verifiche sui pagamenti della PA per i pagamenti di importo superiore a cinquemila euro. Tutte quelle eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio della sospensione, restano prive di effetto se l’Agente della riscossione non ha notificato l’atto di pignoramento (e le amministrazioni pubbliche possono quindi procedere con il pagamento in favore del beneficiario).

Contributo a fondo perduto non spettante: come regolarizzare la propria posizione

Relativamente all’erogazione del contributo a fondo perduto l’Agenzia delle Entrate procede al controllo dei dati dichiarati nelle istanze pervenute applicando le disposizioni in materia di accertamento sulle dichiarazioni, ed effettua ulteriori controlli anche in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva nonché ai dati delle dichiarazioni Iva.
Sono inoltre effettuati, indipendentemente dall’importo del contributo erogato, specifici controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali.

Qualora dai predetti controlli emerga che il contributo sia in tutto o in parte non spettante l’Agenzia procede alle attività di recupero del contributo.

Coloro che abbiano percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di presentazione di istanza di rinuncia, possono regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo, i relativi interessi e versando le relative sanzioni mediante applicazione delle riduzioni del ravvedimento operoso (articolo 13 del decreto legislativo n. 472/1997).

Il versamento delle predette somme deve essere eseguito esclusivamente mediante il modello F24, senza possibilità di compensazione.
Con apposita risoluzione sono istituiti i codici tributo da indicare sul modello F24 per la restituzione del contributo a fondo perduto.

Sanzioni
Qualora il contributo erogato sia in tutto o in parte non spettante, si applicano:

  • la sanzione dal 100 al 200 per cento prevista all’art. 13 comma 5 del DLgs 471/1997
  • la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni prevista all’art. 316-ter del Codice Penale.

Nel caso di dichiarazione sostitutiva di atto notorio in merito alla regolarità antimafia mendace o incompleta, si applicano:

  • la pena della reclusione da 2 a 6 anni
  • la confisca di beni e denaro prevista all’art. 322-ter del Codice Penale.

Bonus vacanze: in arrivo dall’Agenzia le istruzioni e le modalità di fruizione

L’agevolazione spetta nella misura massima di 500 euro, da utilizzare per l’80% come sconto sul pagamento per il servizio turistico e per il 20% come detrazione di imposta in dichiarazione

provvedimento del 17 giugno 2020, firmato oggi dal direttore Ernesto Maria Ruffini, sentito l’Inps e acquisito il parere favorevole dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, fornisce le indicazioni operative sugli aventi diritto, le modalità di fruizione e tutti i passi da compiere per richiedere, attivare e utilizzare il bonus vacanze previsto dall’articolo 176 decreto “Rilancio” (Dl n. 34/2020) per famiglie e imprese turistiche che effettuano servizi sul territorio nazionale. Inoltre è già consultabile una guida dell’Agenzia, “Bonus vacanze”, disponibile online nell’area del sito web istituzionale che ospita le guide fiscali “L’Agenzia informa” e nella sezione dedicata di FiscoOggi, che illustra tutti i passaggi per richiedere l’agevolazione, ricorda le date da segnare e definisce gli importi di cui possono fruire le famiglie, in base al numero dei componenti. Infine, un pratico vademecum richiama in moduli schematici i principali dettagli del beneficio.

Come chiarisce il provvedimento di oggi, l’agevolazione è rivolta e spetta ai nuclei familiari con un reddito Isee non superiore a 40mila euro ed è destinata al pagamento di servizi offerti in Italia da imprese turistico-ricettive, agriturismi e bed&breakfast. Il beneficio consiste in un bonus massimo di 150 euro per nuclei familiari composti da una persona, 300 euro per nuclei di due persone e 500 euro per nuclei di tre o più persone. Il bonus può essere richiesto e utilizzato sul territorio nazionale dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 da uno dei componenti del nucleo familiare, anche diverso dal soggetto che lo richiede. Per fruire dell’agevolazione, ricordiamo, le spese devono essere sostenute in un’unica soluzione per i servizi resi da una sola struttura ricettiva e vanno documentate con fattura o documento commerciale o scontrino/ricevuta fiscale, con indicazione del codice fiscale di chi intende fruire del bonus.
L’agevolazione può essere utilizzata da uno dei componenti della famiglia per l’80% – a partire del 1° luglio e fino al 31 dicembre 2020 – sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto al fornitore del servizio turistico e per il 20% come detrazione dalle imposte dovute nella dichiarazione dei redditi da presentare nel 2021.

Per l’attuazione delle fasi di richiesta e di fruizione del bonus vacanze è stata attivata una cooperazione tra Agenzia delle entrate, PagoPa Spa e Inps.
Il provvedimento odierno prevede che un componente per ciascun nucleo familiare potrà richiedere il bonus, a partire dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, attraverso l’applicazione per dispositivi mobili IO, l’app dei servizi pubblici resa disponibile da PagoPa Spa e accessibile mediante identità digitale Spid o Carta di identità elettronica (Cie 3.0), dopo aver verificato di averne  diritto (se ha, cioè, una Dichiarazione sostitutiva unica – Dsu – in corso di validità, da cui risulti un indicatore Isee sotto la soglia di 40mila euro).
Verificati i requisiti, l’app IO confermerà l’attivazione del bonus vacanze e il richiedente riceverà, a conferma, il codice univoco e il QR-code identificativi dell’incentivo spettante.
Per poter accedere al bonus è quindi importante, anche prima del 1° luglio 2020:

  • assicurarsi di avere presentato una Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per il calcolo dell’Isee
  • dotarsi di una identità digitale Spid, se non si è già in possesso di una Carta d’identità elettronica abilitata per l’accesso all’app IO (versione Cie 3.0)
  • installare sul proprio smartphone IO – l’app dei servizi pubblici.

Il provvedimento illustra i vari passi da seguire per la fruizione dello sconto sul corrispettivo: uno dei componenti del nucleo familiare dovrà comunicare al momento del pagamento all’ operatore turistico il codice univoco o il QR-code ottenuti e, dopo verifica da parte del fornitore – effettuata in tempo reale nella procedura web dedicata, disponibile nell’area riservata del sito internet delle Entrate, accessibile con le ordinarie modalità di accesso ai servizi telematici dell’Agenzia (Spid, CIE, credenziali Entratel/Fisconline) – si vedrà riconosciuto lo sconto sull’ammontare del corrispettivo dovuto per il servizio turistico. Oltre al codice, il bonus visualizzato nell’app include anche il riepilogo dei seguenti dati: l’importo dello sconto e quello del beneficio fiscale, l’elenco di tutti i componenti del nucleo familiare a cui è attribuito il bonus e il periodo entro cui è possibile utilizzarlo.

A perfezionamento della fruizione, l’operatore turistico emetterà fattura o documento commerciale o scontrino/ricevuta fiscale intestati al componente del nucleo familiare che fruisce dello sconto.

L’operatore turistico potrà recuperare il credito d’imposta derivante dagli sconti praticati utilizzandolo in compensazione delle imposte, mediante indicazione sul modello F24 dell’importo spettante e del codice tributo che verrà istituito da una prossima risoluzione.
Vengono inoltre fissate le modalità per la cessione di tale credito d’imposta a soggetti terzi, tra i quali anche banche e intermediari finanziari: a tal fine, viene prevista un’apposita procedura websul sito dell’Agenzia, mediante la quale l’operatore turistico potrà comunicare la cessione totale o parziale del suo credito d’imposta.

Il documento si conclude con il riferimento alle rigorose regole per il trattamento dei dati personali da parte dell’Agenzia e di PagoPa Spa, definite previo parere favorevole dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Circolare 15/E Agenzia delle Entrate: Chiarimenti ai fini della fruizione del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante «Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19».

«Il contributo a fondo perduto di
cui al comma 1 non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza di cui al comma 8, agli enti pubblici di cui all’articolo 74, ai soggetti di cui all’articolo 162-bis del testo unico delle imposte sui redditi e ai contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, e 38 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18
.

Sono espressamente menzionati come soggetti esclusi dalla
fruizione del contributo a fondo perduto COVID-19, con l’intento di non
determinare la sovrapposizione delle due agevolazioni:
 i liberi professionisti con partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020,
iscritti alla Gestione separata ed i collaboratori coordinati e continuativi

attivi alla predetta data del 23 febbraio 2020 e iscritti alla Gestione
separata (articolo 27, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18);
 i lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, che
abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al
medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel medesimo anno un reddito
non superiore a 50.000 euro (art. 38, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18).
Il comma 2 contiene inoltre una disposizione di chiusura finalizzata a
stabilire che il contributo non spetta, tra l’altro, ai soggetti i cui redditi sono
unicamente riconducibili allo status di «lavoratore dipendente». Ne consegue
che, le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo (o
siano titolari di reddito agrario) che contestualmente possiedono lo status di
«lavoratore dipendente» possono comunque fruire del contributo a fondo perduto
COVID-19 (fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti previsti) in
relazione alle predette attività ammesse al contributo stesso.

Contributo a fondo perduto. Un Provvedimento delle Entrate definisce le modalità per ottenerlo. Dal pomeriggio del 15 giugno possibile inviare la domanda.

L’Agenzia delle Entrate fornisce le istruzioni per richiedere il contributo a fondo perduto previsto dal Dl Rilancio. In attuazione dell’articolo 25 del Decreto, un provvedimento di oggi del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, definisce i passi da compiere per richiedere e ottenere il contributo a fondo perduto a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalle conseguenze economiche del lockdown. In particolare, il provvedimento approva il modello per la richiesta, che potrà essere predisposto e inviato – dal primo pomeriggio del 15 giugno 2020, anche avvalendosi di un intermediario – mediante il canale telematico Entratel oppure mediante un’apposita procedura web che l’Agenzia delle Entrate attiverà all’interno del portale Fatture e Corrispettivi del sito www.agenziaentrate.gov.it. Una guida(link) dell’Agenzia delle Entrate, già consultabile online, spiega inoltre tutti i dettagli della misura, dai soggetti interessati, del calcolo del contributo nonché le indicazioni per richiederlo.

Come richiedere il contributo, la procedura web delle Entrate – Il Bonus a fondo perduto potrà essere richiesto compilando elettronicamente una specifica istanza da presentare fra il 15 giugno e il 24 agosto. Per predisporre e trasmettere l’istanza, si potrà usare un software e il canale telematico Entratel/Fisconline ovvero una specifica procedura web, nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. Il contribuente potrà avvalersi degli intermediari che ha già delegato al suo Cassetto fiscale o al servizio di Consultazione delle fatture elettroniche. Sarà possibile accedere alla procedura con le credenziali Fiscoonline o Entratel dell’Agenzia oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure mediante la Carta nazionale dei Servizi (Cns). Per ogni domanda, il sistema dell’Agenzia effettuerà due elaborazioni successive relative ai controlli formali e sostanziali. L’esito delle due elaborazioni sarà comunicato con apposite ricevute restituite al soggetto che ha trasmesso l’istanza.

A chi spetta il contributo – Il contributo a fondo perduto può essere richiesto dalle imprese, dalle partite Iva o dai titolari di reddito agrario, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo. In particolare, il “Decreto Rilancio” precisa che non possono fruire del Bonus a fondo perduto i soggetti la cui attività risulta cessata nella data di presentazione della domanda, i soggetti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (le cosiddette casse previdenziali), gli intermediari finanziari e le società di partecipazione (art. 162-bis del Tuir), i soggetti che fruiscono del bonus professionisti e del bonus lavoratori dello spettacolo introdotti dal Decreto Cura Italia e gli enti pubblici (art. 74 del Tuir).

I requisiti per ottenere il Bonus –  La guida dedicata delle Entrate spiega nel dettaglio quali sono le condizioni per ottenere il contributo. In sintesi, il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. Ma ci sono due eccezioni a questo caso generale: il primo in cui il soggetto interessato abbia avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019 (il contributo spetta allora a prescindere dal calo del fatturato). Lo stesso per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi (sisma, alluvione, crollo strutturale), ancora in emergenza al 31 gennaio 2020 (dichiarazione dello stato di emergenza da Coronavirus).

Come si calcola il contributo? –   Calcolare l’ammontare del contributo non è difficile.  Alla differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019 si applica una specifica percentuale in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 15%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
  • 10%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

Decreto Liquidità convertito in legge: finanziamenti garantiti fino a 30.000 euro per 10 anni e autocertificazione per SACE

Con la conversione in legge del Decreto “Liquidità” arrivano novità:

  • per i prestiti garantiti dal Fondo PMI, l’incremento dell’importo massimo concedibile da 25.000 a 30.000 euro con una durata che passa da 6 a 10 anni. I tassi di interesse applicabili non potranno essere superiori al tasso di Rendistato con durata analoga al finanziamento aumentato dello 0,2%.
  • per le richieste di nuovi finanziamenti garantiti da SACE è prevista l’integrazione dei documenti presentati con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui il titolare o il legale rappresentante dell’impresa dichiari:
    • che l’attività d’impresa è stata limitata o interrotta dall’emergenza epidemiologica Covid-19 o dagli effetti derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse alla medesima emergenza, quindi, prima di tale emergenza sussisteva una situazione di continuità aziendale;
    • che i dati aziendali forniti su richiesta dell’intermediario finanziario sono assolutamente veritieri e completi;
    • che il finanziamento coperto dalla garanzia è richiesto per sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che sono localizzati in Italia;
    • la consapevolezza che i finanziamenti concedibili da parte della SACE saranno accreditati esclusivamente sul conto corrente dedicato (pertanto i dati relativi saranno indicati);
    • che il titolare o il legale rappresentante istante, nonché i soggetti indicati all’art. 85, commi 1 e 2, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al D.Lgs. n. 159/2011 (che individua i soggetti che nell’ambito delle società sono sottoposti alle verifiche antimafia) non si trovano nelle condizioni ostative;
    • che nei confronti del titolare o del legale rappresentante non è intervenuta, negli ultimi 5 anni, alcuna condanna definitiva per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione fiscale in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto nei casi in cui sia stata applicata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni (come previsto dall’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 74/2000 che dispone la condanna per delitti di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti).

Coronavirus Campania. Come sospendere i finanziamenti agevolati di Sviluppo Campania.

Con la delibera n.172/2020 la Regione Campania concede la sospensione straordinaria alle microimprese e le piccole e medie imprese regionali per tutti i finanziamenti agevolati a rimborso rateale concessi, per conto della Regione Campania, dalla società Sviluppo Campania S.p.A.

A tale fine si specifica quanto segue:

  • la richiesta di sospensione è corredata dalla dichiarazione con cui l’impresa autocertifica di aver subito invia temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid – 19;
  • l’esposizione debitoria dell’impresa richiedente non dev’essere classificata, alla data del 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del decreto legge Cura Italia) come deteriorata ai sensi della disciplina applicabile agli intermediari creditizi e, con riferimento a ciascuna delle specifiche misure gestite, non devono essere state oggetto di provvedimenti di revoca, ovvero non sussistono i presupposti per procedere alla revoca del finanziamento;
  • qualora il finanziamento sia assistito da garanzia, la stessa si intende estesa per il periodo di ammortamento aggiuntivo.