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Quota 100 più vantaggiosa: calcolo ed esempi

Quota 100, maggioranza beneficiari in pensione con il retributivo, rispetto all’assegno di vecchiaia si prende meno ma per più tempo: calcoli ed esempi.

La quota 100 è nel complesso più favorevole della pensione di vecchiaia e, in termini economici, favorisce soprattutto chi va in pensione con il retributivo: lo rileva l’Osservatorio su spesa pubblica ed entrate di Itinerari previdenziali. Secondo l’analisi, fino al 2021 il grosso della platea dei beneficiari sarà infatti composto da retributivi puri. Dal 2022, invece, il 60% sarebbe andato in pensione con il sistema misto, ma comunque la misura è sperimentale limitatamente al triennio 2019-2021.

Quota 100: calcolo assegno

La quota 100, lo ricordiamo, si raggiunge con 62 anni di età e 38 di contributi, senza regole ad hoc per il calcolo dell’importo. Quindi, chi aveva già 18 anni di contributi a fine 1995 calcola la pensione con il sistema retributivo (fino all’annualità 2011, dal 2012 il calcolo è contributivo per tutti). Chi ne aveva meno procede con il sistema misto e avrà la parte fino al primo gennaio 1996 calcolata con il retributivo e le annualità seguenti valorizzate con il sistema contributivo.

Vediamo un esempio di calcolo: dipendente nato il 2/08/1957, con 18 anni e 4 mesi di contributi alla data del 31/12/1995 e retribuzione annua imponibile di 30mila euro.

La differenza fra pensione con quota 100 e di vecchiaia è pari al 22,7% (in termini assoluti, 16.616 euro annui contro 20.397).

Quota 100: durata assegno

Se però calcoliamo il beneficio complessivo, a parità di aspettativa di vita, il lavoratore che sceglie la quota 100 incasserà dallo Stato più soldi a titolo di pensione. Calcolando un’aspettativa di vita di 96 anni, con la quota 100 il pensionato incasserà in tutto (somma di tutte le rate di pensione) 407mila 354,28 euro, con la pensione di vecchiaia invece 382mila 744 euro. A nche sottraendo i maggiori contributivi versati nei cinque anni in più di lavoro, si ottiene 342mila 688 euro.

In entrambi i casi, dunque, c’è un vantaggio della quota 100, pari a 64mila 665 euro includendo i contributi versati in negativo, e a 24mila 610 euro escludendo i contributi versati in più.

La quota 100 è più vantaggiosa della pensione di vecchiaia, anche se calcolata con il sistema misto. Il vantaggio, in questo caso, è però inferiore rispetto a quello di coloro che mantengono il calcolo retributivo.

Esempio: lavoratore dipendente nato sempre il 2/08/1957 che però aveva solo 15 anni e 4 mesi di contributi alla data del 31/12/1995, con analogo stipendio 2018 (30mila euro). La pensione in questo caso è calcolata con il sistema misto. L’assegno con la quota 100 sarà del 27,2% più basso rispetto a quello della pensione di vecchiaia.

Sommando però tutti i ratei di pensione, il vantaggio della quota 100 resta: è pari a 48mila 715 euro inclusi i contributi versati in più, e a 8mila 659 euro esclusi i contributi versati in negativo.

Regime forfettario, quando si può applicare il 5%

Regime forfettario con aliquota di tassazione al 5% per le nuove attività.

La flat tax per le startup è ancora più conveniente, ma è necessario rispettare specifici requisiti che analizzeremo di seguito.

La Legge di Bilancio 2019 non ha modificato le regole per l’applicazione del regime forfettario del 5% e, per favorire la nascita di nuove iniziative economiche, i titolari di partita IVA potranno beneficiare della tassazione super agevolata per i primi 5 anni di attività.

A differenza della flat tax ordinaria per le partite IVA, il regime forfettario al 5% si può applicare soltanto quando concorrono determinati presupposti, sui quali l’Agenzia delle Entrate si è più volte espressa.

Analizziamo di seguito i requisiti previsti, richiamando a precedenti circolari e chiarimenti che si ritengono tutt’ora validi ai fini della valutazione della possibilità o meno di accedere al regime forfettario per le nuove attività.

Regime forfettario 5% startup: ecco requisiti e quando si applica per le nuove attività

Per i soggetti che avviano una nuova attività l’applicazione del regime forfettario è ancora più conveniente: per i primi 5 anni di attività l’imposta dovuta è pari al 5%.

I presupposti e i requisiti da analizzare per capire quando si applica la flat tax del 5% sono i seguenti:

  • il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni che precedono l’avvio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • la start up non deve essere una prosecuzione di un’attività già svolta in precedenza nella forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta esclusione dei casi in cui si tratti di periodi di pratica obbligatoria per l’accesso ad arti o professioni;
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, i ricavi o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non devono superare il limite per l’accesso al regime forfettario (che si ricorda, è pari a 65.000 euro a partire dal 1° gennaio 2019).

A questi requisiti bisognerà poi aggiungere quelli generali previsti per l’accesso al regime forfettario, così come modificati dalla Legge di Bilancio 2019 nella parte che riguarda i limiti relativi all’ex datore di lavoro ed il possesso di quote di controllo societario.

Al netto dei nuovi requisiti sopra elencati, sono i tre paletti generali quelli che generano maggior confusione, soprattutto per quel che riguarda il divieto di accesso al regime forfettario startup nel caso in cui il titolare di partita IVA abbia già esercitato un’attività imprenditoriale.

L’Agenzia delle Entrate si è pronunciata più volte per chiarire chi e quando può beneficiare della flat tax al 5%. Facciamo il punto con le tre circolari più significative in merito.

Regime forfettario startup: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sui requisiti per la tassazione al 5 per cento

Il primo documento di prassi che è necessario citare quando si parla del regime forfettario per le startup è la circolare n. 17/E/2012 relativa al regime dei minimi (regime fiscale di vantaggio) che contiene chiarimenti validi tutt’oggi per chi intende avviare una nuova attività.

In merito al requisiti del mancato esercizio nei tre anni precedenti di un’attività artistica, professionale o di impresa, anche in forma associata e familiare, bisognerà tener conto non del periodo d’imposta ma della data a partire dalla quale si vuole accedere al nuovo regime, verificando che eventuali precedenti attività siano cessate anteriormente all’inizio del triennio (calcolato secondo il calendario comune) che precede l’inizio della nuova attività.

Prendiamo ad esempio un soggetto che ha cessato la propria attività il 31 maggio 2016. In tal caso sarà possibile avviare una nuova attività beneficiando del regime forfettario del 5% nel mese di luglio 2019, senza attendere che si concludano tre periodi d’imposta completi.

Registrazione contratti di comodato – Che cos’è

Il comodato è il contratto con il quale una parte consegna all’altra un bene mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire lo stesso bene ricevuto. Il comodato è essenzialmente gratuito (art. 1803 del c.c.). Il comodato può essere redatto in forma verbale o scritta.

I comodati di beni immobili sono soggetti a registrazione se:

  • redatti in forma scritta: in tal caso la registrazione deve essere effettuata entro 20 giorni dalla data dell’atto;
  • stipulati in forma verbale, solo se enunciati in un altro atto sottoposto a registrazione.

Possono essere registrati, inoltre, contratti di comodato gratuito stipulati verbalmente, relativi a immobili, esclusivamente per fruire dell’agevolazione IMU/TASI introdotta dalla legge di stabilità 2016. Per tali contratti la registrazione potrà essere effettuata presentando a un qualunque ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate:

  • il modello di richiesta di registrazione (modello 69) in duplice copia in cui, come tipologia dell’atto, dovrà essere indicato “Contratto verbale di comodato”
  • ricevuta del pagamento di 200 euro per l’imposta di registro effettuato con modello F23 (codice tributo 109T).

Per i contratti di comodato in forma scritta è inoltre dovuta l’imposta di bollo, che è assolta con i contrassegni telematici (ex marca da bollo) aventi data di emissione non successiva alla data di stipula. L’importo dei contrassegni deve essere di 16 euro ogni 4 facciate scritte e, comunque, ogni 100 righe.

Agevolazione IMU/TASI

La legge di stabilità 2016 (articolo 1, comma 10, della legge 208/2015) prevede che la base imponibile ai fini IMU/TASI possa essere ridotta del 50% per le unità immobiliari (ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9) concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta, entro il primo grado, che le utilizzano come abitazione principale. Per usufruire di tale agevolazione è necessario registrare il contratto di comodato.

Cos’è l’Equity Crowdfunding, 5 cose che ho capito.

L’equity crowdfunding è un meccanismo di raccolta fondi introdotto in Italia con il Decreto Sviluppo bis(Decreto Legge 179/2012).

Con l’equity crowdfunding le start-up e P.M.I. possono promuovere campagne di raccolta di capitale per nascere, svilupparsi e continuare a crescere.

Tecnicamente l’equity è un’operazione di aumento di capitale a cui, i potenziali investitori, possono partecipare impegnando somme relativamente contenute (si parte, mediamente, da € 250-500 in su).

1. Tutte le P.M.I. possono raccogliere capitale con l’Equity Crowdfunding

La normativa vigente ed il Regolamento CONSOB sull’equity crowdfunding lo estendono a tutte le piccole e medie imprese italiane che, con questo strumento, hanno la possibilità di raccogliere capitali su piattaforme online autorizzate.

2. L’Equity Crowdfunding è solo un tipo di crowdfunding

L’equity crowdfunding è un’evoluzione del crowdfunding tradizionale. Quest’ultimo consistente nella mera raccolta di danaro.

Nel caso dell’equity, invece, gli investitori acquisiscono un titolo di partecipazione all’azienda con diritti patrimoniali e amministrativi.

Nella pratica: l’azienda si presenta ai potenziali investitori promuovendo il proprio progetto su uno dei portali autorizzati da CONSOB, spiegando gli obiettivi di raccolta entro il termine della campagna.

Una volta raggiunto l’obiettivo di raccolta, l’azienda acquisisce il capitale e sviluppa il progetto.

3. L’equity crowdfunding può essere una alternativa per le P.M.I. rispetto all’indebitamento bancario

Il successo di una campagna dipende quasi esclusivamente dalla qualità della proposta, dalla capacità dell’impresa di convincere gli investitori.

L’equity è un mezzo che le imprese possono sfruttare per accedere a nuovo capitale, finanziandosi con uno strumento alternativo al credito bancario.

Comunque, a normativa vigente impone comunque che almeno una quota del 5% degli strumenti finanziari offerti dalla P.M.I. venga sottoscritta da fondazioni bancarie, società finanziarie, incubatori d’imprese, al fine di tranquillizzare il piccolo investitore sulla qualità del proponente.

4. L’equity crowdfunding è pur sempre un investimento ad alto rischio!

Benché l’azienda che promuove la raccolta di capitale possa raggiungere il target programmato, nessuno può garantire il successo del progetto finanziato.

In altre parole, l’investitore dev’essere consapevole che potrà perdere i soldi impegnati aderendo alla campagna quando l’azienda finanziata non ottiene i risultati sperati.

Ad ogni modo, chi investe nel capitale di una startup o P.M.I. attraverso il crowdfunding può usufruire della detrazione IRPEF o deduzione IRES del 30% (aumentata al 40% dalla Legge di Bilancio 2019).

5. Il fenomeno equity crowdfunding è in costante crescita

I dati del Politecnico di Milano riferiscono che, al 31 ottobre 2018, in Italia erano attivi 30 portali di equity crowdfunding autorizzati da Consob.
Dal 2013 sono state lanciate quasi 270 campagne sulle principali piattaforme di equity crowdfunding attive.

Nel 2018 le startup e P.M.I. italiane, che hanno lanciato campagne di raccolta di capitale ricorrendo all’equity crowdfunding, hanno raccolto 36 milioni di euro, con un incremento  del 210% rispetto all’anno precedente.

Per il 2019 le prospettive sono ancor più rosee. Nei primi venti giorni di gennaio sono stati raccolti quasi 2 milioni di euro dai portali di equity crodwfunding, più di quanto sia stato messo insieme tra il 2014 e il 2015

Guida alle Startup Innovative 2019: agevolazioni e finanziamenti.

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179 (Decreto Crescita 2.0) ha introdotto la nuova impresa innovativa, la start-up innovativa. Per le imprese di questa categoria è stato previsto un quadro normativo che interviene ad ampio raggio sulla disciplina delle società, dei mercati finanziari, dei rapporti di lavoro e la normativa fallimentare.
Sono poi previste agevolazioni e finanziamenti per la creazione di start-up innovative e agevolazioni fiscali potenziate per chi investe nel capitale sociale delle start-up innovative.

Cosa sono le start-up innovative

Ai sensi dell’art. 25, comma 2° del Decreto Crescita 2.0. le start-up innovative sono le società di capitali(società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni e società per azioni), costituite anche in forma cooperativa, dotate delle seguenti caratteristiche:

  1. le azioni o quote non sono quotate su mercati regolamentati;
  2. sono costituite da non più di 5 anni;
  3. abbiano sede in Italia, oppure in uno dei Paesi dell’Unione Europea e siano dotate di almeno una sede produttiva in Italia;
  4. il totale del valore della produzione, a partire dal secondo anno di esercizio come risultante dall’ultimo bilancio approvato, non sia superiore a € 5.000.000,00;
  5. non distribuiscono e non abbiano già distribuito utili;
  6. hanno per oggetto sociale, esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  7. non sono costituite per effetto di fusioni o scissioni societarie, oppure per effetto di affitto o cessioni di azienda;
  8. sono iscritte nella Sezione Speciale start-up innovative del Registro delle Imprese.

E’ inoltre necessario, per qualificarsi start-up innovative, che sia soddisfatto almeno uno tra i seguenti ulteriori requisiti:

  1. sostengano spese in attività di ricerca e sviluppo in misura uguale o superiore al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione, come risulta dall’ultimo bilancio approvato (in mancanza, tale requisito, può essere attestato con dichiarazione sostitutiva dell’amministratore);
  2. impieghino personale qualificato (personale in possesso di un titolo di dottorato di ricerca o che stia svolgendo un dottorato di ricerca, oppure che abbia svolto da almeno 3 anni attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati) in misura uguale o superiore a 1/3 della forza lavoro complessivamente impiegata. Oppure impieghino personale in possesso di laurea magistrale in misura uguale o superiore a 2/3 della forza lavoro complessivamente impiegata;
  3. siano titolari o depositarie o licenziatarie di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto o semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, ovvero siano titolari dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore.

Start-up innovative, le deroghe al diritto societario, tributario e fallimentare

  • Se le start-up innovative sono costituite in forma di società a responsabilità limitata, l’atto costitutivo può prevedere differenti categorie di quote con l’attribuzione di diritti diversificati. Il contenuto dei diritti esercitabili, per ciascuna categoria di quote, può essere liberamente differenziato sia per quanto riguarda l’esercizio di diritti riguardanti l’amministrazione della società che la partecipazione alla distribuzione degli utili;
  • se sono costituite in forma di società a responsabilità limitata, le quote possono costituire oggetto di offerta al pubblico di strumenti finanziari anche mediante i portali online di Crowdfunding;
  • alcune categorie di quote, nelle società a responsabilità limitata, possono non prevedere l’esercizio del diritto di voto nell’assemblea dei soci, oppure prevedere diritti non proporzionati alla partecipazione. Possono prevedersi categorie di quote che riconoscono l’esercizio di diritti limitati a specifici argomenti oppure diritti esercitabili solo al verificarsi di determinate condizioni;
  • in deroga alle norme del codice civile, è possibile posticipare al secondo esercizio successivo l’obbligo di ridurre il capitale sociale qualora la società faccia registrare perdite tali da ridurre il capitale di 1/3;
  • in deroga alle norme del codice civile, se la perdita riduce il capitale oltre il limite legale, l’assemblea può deliberare di posticipare l’attività di riduzione e reintegrazione del capitale fino alla chiusura dell’esercizio successivo. Solo se, entro tale termine, il capitale non è reintegrato, l’assemblea deve deliberare la riduzione ed il contestuale aumento del capitale sociale oppure la trasformazione della società, oppure lo scioglimento della società;
  • le start-up innovative sono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria, oltre che dal pagamento dei diritti camerali per i 5 anni successivi all’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese;
  • le start-up innovative non sono soggette alle procedure concorsuali (ad es. Fallimento), ma possono accedere alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamentodisciplinate dalla Legge n. 3/2012.

Le agevolazioni per costituire start-up innovative e per gli investimenti nel capitale di start-up innovativa

Agevolazioni fiscali potenziate per investimenti in start-up innovative 2019

La Legge di Bilancio 2019 ha potenziato, solo per il 2019, gli incentivi fiscali per chi decide di entrare nel capitale sociale delle start-up innovative.

Per i soggetti passivi IRPEF è prevista una detrazione dall’imposta lorda pari al 40% delle somme investite nel capitale sociale di una o più start-up innovative. L’investimento massimo detraibile non può superare € 1.000.000,00 per ciascun periodo agevolato, con un risparmio complessivo fino a € 400.000,00.

Per i soggetti passivi IRES, è concessa la deduzione dal reddito pari al 40% dei conferimenti. L’investimento deducibile non può superare € 1.800.000,00.

Inoltre, se i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società acquisiscono, nel 2019, l’intero capitale sociale di una start-up innovativa la predetta deduzione è aumentata fino al 50%, purché l’intero capitale sia detenuto per almeno 3 anni.

L’accesso gratuito al Fondo di Garanzia per le P.M.I.

Il Decreto Ministeriale Mi.S.E. del 26 aprile 2013 ha previsto l’accesso gratuito alla garanzia del Fondo P.M.I. per gli investimenti delle start-up innovative.

La garanzia diretta del Fondo copre fino all’80% dell’esposizione per capitale ed interessi concordata col soggetto finanziatore, per un importo massimo garantibile fino a € 2.500.000,00.

Il crowdfunding per le start-up innovative

Il Decreto Crescita 2.0 consente alle start-up innovative di finanziarsi attraverso i portali online di crowdfunding, ossia mediante raccolte di capitale con offerta di strumenti finanziari.

La misura Smart & Start Italia, finanziamenti agevolati per costituire le start-up innovative

Smart & Start Italia finanzia la nascita e la crescita delle startup innovative che hanno un forte contenuto tecnologico, operano nell’economia digitale e valorizzano i risultati della ricerca (spin-off da ricerca).

Sono finanziabili progetti con spese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro.

Smart&Start Italia offre un mutuo a tasso zero fino al 70% dell’investimento totale.

La percentuale di finanziamento può salire all’80% se la startup è costituita esclusivamente da donne o da giovani sotto i 35 anni, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che lavora all’estero e vuole rientrare in Italia.

Campania bando ISI Inail 2018, finanziamenti a fondo perduto per la sicurezza sul lavoro.

Pubblicato il bando I.S.I. I.N.A.I.L. Campania 2018 che finanzia i progetti delle micro e piccole imprese per il miglioramento dei livelli di sicurezza e salute sul lavoro, incluse le attività di bonifica dell’amianto, riduzione delle emissioni inquinanti, del livello di rumorosità e del rischio infortunistico.
L’Inail mette a disposizione, per gli interventi da realizzare in Campania, risorse complessive per € 33.005.122,20.
Gli interventi devono riguardare le unità produttive delle imprese interessate che sono ubicate sul territorio della Regione Campania.

I 5 assi di intervento del Bando ISI Inail 2018

Gli investimenti ammessi dal Bando ISI Inail 2018 sono distribuiti in 5 assi di intervento, ciascuno dei quali prevede la partecipazione delle imprese e consente l’accesso ai finanziamenti per i progetti d’investimento come segue:

Asse 1 – PROGETTI DI INVESTIMENTO e ADOZIONE DI MODELLI ORGANIZZATIVI E DI RESPONSABILITA’ SOCIALE (risorse per € 15.275.307,00)

Destinatari dei finanziamenti sono le imprese, anche individuali, a eccezione di quelle operanti nei settori della pesca, tessile – confezione – articoli in pelle e calzature e quelle operanti nel settore della produzione agricola primaria.

Gli interventi ammissibili devono consistere in: rischio chimico, sostituzione di trattori agricoli o forestali e di macchine, riduzione del rischio biologico, di caduta dall’alto, riduzione del rischio infortunistico mediante la sostituzione di macchine non obsolete, riduzione del rischio sismico e da lavorazioni in spazi confinati o sospetti di inquinamento.

E’ concesso un finanziamento a fondo perduto nella misura del 65% delle spese ammissibili, al netto dell’i.v.a., fino a € 130.000,00.

ASSE 2 – PROGETTI PER LA RIDUZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI (risorse per € 8.015.380,00)

Destinatari dei finanziamenti previsti da questo asse sono le imprese, anche individuali, e gli enti del Terzo settore (organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti di natura non commerciale già Onlus, cooperative sociali e consorzi costituiti esclusivamente da cooperative sociali) purché iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

E’ comunque sufficiente che, alla data del 20 dicembre 2018, tali soggetti fossero già iscritti ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore e, precisamente, i registri delle organizzazioni di volontariato delle Regioni e delle Province Autonome.

Sono escluse le imprese operanti nei settori della pesca, tessile – confezione – articoli in pelle e calzature e quelle operanti nel settore della produzione agricola primaria.

E’ concesso un finanziamento a fondo perduto nella misura del 65% delle spese ammissibili, al netto dell’i.v.a., fino a € 130.000,00.

ASSE 3 – PROGETTI DI BONIFICA DA MATERIALI CONTENENTI AMIANTO (risorse per € 8.166.541,00)

Destinatari dei finanziamenti previsti da questo asse sono le imprese, anche individuali, ad eccezione di quelle operanti nel settore della produzione agricola primaria.

Gli interventi di bonifica finanziabili sono unicamente quelli relativi alla rimozione con successivo trasporto e smaltimento, anche previo trattamento in impianto autorizzato, in discarica autorizzata. Sono quindi esclusi dal finanziamento gli interventi di rimozione non comprendenti lo smaltimento, quelli di incapsulamento o confinamento e, infine, il mero smaltimento di MCA già rimossi.

E’ concesso un finanziamento a fondo perduto nella misura del 65% delle spese ammissibili, al netto dell’i.v.a., fino a € 130.000,00.

ASSE 4 – PROGETTI PER MICRO E PICCOLE IMPRESE OPERANTI IN SPECIFICI SETTORI DI ATTIVITA’ (risorse per € 697.934,00)

Destinatari dei finanziamenti previsto da questo asse sono esclusivamente le imprese, anche individuali, operanti nei settori della Pesca, Tessile – Confezione – Articoli in pelle e calzature.

L’importo totale del progetto è finanziabile nella misura del 65%, al netto dell’i.v.a., e il contributo massimo erogabile di 50.000 euro.

ASSE 5 – PROGETTI PER LE MICRO E PICCOLE IMPRESE OPERANTI NELLA PRODUZIONE AGRICOLA PRIMARIA DEI PRODOTTI AGRICOLI (risorse per € 849.960,00)

I soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria agricola dei prodotti agricoli, iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese o all’Albo delle società cooperative di lavoro agricolo.

Sono poi destinatarie dei finanziamenti anche le imprese, aventi anche forma societaria, condotte in maggioranza da giovani imprenditori agricoli di età non superiore ai quarant’anni.

Il progetto può prevedere l’acquisto al massimo di 2 beni, non usati, componibili nel modo seguente:

  • 1 trattore agricolo o forestale e 1 macchina agricola o forestale dotata o meno di motore proprio;
  • 1 macchina agricola o forestale dotata di motore proprio e 1 macchina agricola o forestale non dotata di motore proprio;
  • 2 macchine agricole o forestali non dotate di motore proprio.

L’importo totale del progetto è finanziabile nella misura del 40%, al netto dell’i.v.a., e il contributo massimo erogabile di 60.000 euro.

Caratteristiche generali dei progetti

I progetti finanziabili devono rispettare, tra gli altri, i seguenti criteri generali:

  • devono essere realizzati nei luoghi di lavoro nei quali è esercitata l’attività lavorativa al momento della presentazione della domanda di finanziamento;
  • non possono determinare un ampliamento della sede produttiva con la costruzione di un nuovo fabbricato oppure con l’ampliamento della cubatura esistente;
  • non possono comportare l’acquisto di beni usati;
  • non possono comportare l’acquisto di beni per l’avvio di una nuova impresa.
  • non possono essere presentati da imprese prive di dipendenti o che annoverano tra i dipendenti esclusivamente il datore di lavoro e/o soci.
Termini di presentazione delle domande, apertura dello sportello ISI Inail 2018

A partire dal 11 aprile 2019 e fino alle ore 18.00 del 30 maggio 2019 le imprese interessate potranno compilare la domanda di accesso ai finanziamenti secondo la procedura informativa predisposta sul portale istituzionale Inail.

Navigator, come fare domanda: 10mila assunzioni per il reddito di cittadinanza

In tutto si parla di 10mila assunzioni. Di questi a gestirne 6milasaranno l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Governo (Anpal) e 4mila i Centri per l’Impiego delle Regioni. “Non sono ancora partite le selezioni per i navigator” scrivono sul sito dell’Anpal Servizi. “Il decreto stabilisce che, per avviare la misura” siamo autorizzati “a contrattualizzare, per gli anni 2019 e 2020, professionalità in grado di seguire personalmente il beneficiario del reddito di cittadinanza nella ricerca di lavoro, nella formazione e nel reinserimento professionale”. Secondo le ultime indiscrezioni il reclutamento dei 6mila laureati dovrebbe avvenire sulla base di una valutazione dei titoli e con un colloquio, c’è anche l’ipotesi di un quiz a risposta multipla, ma per ora non ci sono certezze. Gli altri 4mila dovrebbero essere scelti per concorso: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prevista per metà febbraio.

REQUISITI – “Faremo riferimento a quelle che sono le caratteristiche degli operatori dei centi per l’impiego più esperti, con più capacità” dice all’Adnkronos/Labitalia Maurizio Del Conte, presidente uscente di Anpal. In sintesi, “il navigator – spiega – deve conoscere le regole e cioè benefici, incentivi e sussidi di disoccupazione, con le differenze messe in campo a livello regionale e territoriale, avere conoscenza tecnica e giuridica precisa, avere capacità anche di orientatore e valutatore delle competenze professionali di chi si presenta allo sportello, in modo tale da realizzare un bilancio delle competenze del disoccupato”. Dovrà anche “essere capace di leggere come si muove il mercato territorialmente, essendo così in grado di incrociare domanda e offerta di lavoro, andando a incrociare le imprese con i beneficiari del reddito di cittadinanza”. Le lauree richieste come ipotizzato dal Sole24Ore dovrebbero essere: Economia, Giurisprudenza, Sociologia, Psicologia, Scienze Politiche e della Formazione. I contratti dovrebbero essere di due anni, mentre dopo l’assunzione sarebbe previsto un periodo di formazione sul campo.

RETRIBUZIONE – Le ultime indiscrezioni, riportate dal quindicinale RomaGiovani, parlano di una retribuzione annuale lorda annuale (RAL) di 30mila euro pari a circa 1700 euro netti al mese. Tra le ipotesi circolate anche un possibile premio collegato al numero di assunzioni dei beneficiari del reddito di cittadinanza.

DOVE CONTROLLARE – Per tenersi aggiornati e non perdere il bando basta controllare sul sito dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro Servizi, mentre per il concorso pubblico su quello della Gazzetta Ufficiale. Lunedì, poi, informa Palazzo Chigi, si svolgerà la presentazione del sito ufficiale e della card del Reddito di cittadinanza.

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