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Via i debiti senza pagarli: ora è possibile

Diventa più facile liberarsi dai debiti: il Dl Ristori, ora convertito in legge, potenzia l’istituto del sovraindebitamento e lo estende a famiglie, consumatori, professionisti e piccoli imprenditori. La grossa novità è che l’esdebitazione potrà essere addirittura totale: chi non ha nulla per pagare i creditori, potrà ottenere la cancellazione dell’intero importo.

Non tutti, però, potranno accedere a questa nuova possibilità: ne beneficeranno solo i “meritevoli”, cioè coloro che si sono indebitati, ma senza colpa grave. Sarà il giudice a stabilirlo, nell’ambito dell’apposita procedura da sovraindebitamento, che rimane invariata.

Bisognerà quindi presentare una domanda al tribunale competente ed essere assistiti da un Occ (Organismo di composizione della crisi) che avrà il compito di redigere una relazione sui motivi dell’indebitamento e sulle concrete possibilità di restituzione.

A quel punto, se emergerà che il debitore è del tutto incapiente, potrà essere liberato anche per l’intero importo, ma rimarrà “sotto osservazione” per i successivi 4 anni dal’esdebitazione. Infatti, se durante quel periodo sopraggiungeranno nuove risorse, in una misura superiore al 10% della sua esposizione debitoria, il debitore dovrà dichiararle ed esse saranno utilizzate per saldare i vecchi creditori.

La nuova forma di liberazione dai debiti viene estesa ai membri della stessa famiglia (parenti entro il quarto grado e affini entro il secondo), che possono presentare un’unica domanda quando sono conviventi o se il sovraindebitamento ha un’origine comune. Inoltre, adesso, è considerato “consumatore” e, dunque, è ammesso alla procedura, anche il socio di una società di persone (come le Snc o le Sas) purché i suoi debiti siano estranei a quelli sociali.

I benefici riguarderanno anche le piccole imprese sotto la soglia di fallibilità ed i professionisti. Nella nuova forma di liberazione dai debiti, potrà rientrare, ad esempio, chi ha contratto debiti per costose cure mediche, chi non ha rimborsato un finanziamento o chi ha tributi non pagati .

Contributo a fondo perduto non spettante: come regolarizzare la propria posizione

Relativamente all’erogazione del contributo a fondo perduto l’Agenzia delle Entrate procede al controllo dei dati dichiarati nelle istanze pervenute applicando le disposizioni in materia di accertamento sulle dichiarazioni, ed effettua ulteriori controlli anche in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva nonché ai dati delle dichiarazioni Iva.
Sono inoltre effettuati, indipendentemente dall’importo del contributo erogato, specifici controlli per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali.

Qualora dai predetti controlli emerga che il contributo sia in tutto o in parte non spettante l’Agenzia procede alle attività di recupero del contributo.

Coloro che abbiano percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di presentazione di istanza di rinuncia, possono regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo, i relativi interessi e versando le relative sanzioni mediante applicazione delle riduzioni del ravvedimento operoso (articolo 13 del decreto legislativo n. 472/1997).

Il versamento delle predette somme deve essere eseguito esclusivamente mediante il modello F24, senza possibilità di compensazione.
Con apposita risoluzione sono istituiti i codici tributo da indicare sul modello F24 per la restituzione del contributo a fondo perduto.

Sanzioni
Qualora il contributo erogato sia in tutto o in parte non spettante, si applicano:

  • la sanzione dal 100 al 200 per cento prevista all’art. 13 comma 5 del DLgs 471/1997
  • la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni prevista all’art. 316-ter del Codice Penale.

Nel caso di dichiarazione sostitutiva di atto notorio in merito alla regolarità antimafia mendace o incompleta, si applicano:

  • la pena della reclusione da 2 a 6 anni
  • la confisca di beni e denaro prevista all’art. 322-ter del Codice Penale.