Il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza.


Pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 6 alla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 14 febbraio, il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’ insolvenza (decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14), contiene la riforma organica delle procedure concorsuali, di cui all’attuale “legge fallimentare” , nonché della disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento (legge n. 3/2012) . Il nuovo Codice entrerà in vigore a partire dal 15 agosto 2020. In questa sede si intende descrivere, seppur in breve, le novità che nel testo normativo citato riguardano le procedure relative al sovreindebitamento.
La Legge 27 gennaio 2012, n.3, così come emendata dal recentissimo Codice (D.Lgs. 14/2019), contiene la disciplina di una serie di procedure previste dal legislatore al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili alle vigenti procedure concorsuali. Per «sovraindebitamento» si intende una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni” (art. 6, co. 2, L.n. 3/2012).  Si tratta di una disciplina che nel nuovo Codice della crisi e Dell’Impresa prevede quattro modalità
di soluzione della crisi del debitore che, di fatto, vanno a sostituirsi alle tre procedure già previste nella L. n. 3/2012 (piano del consumatore, dell’accordo con i creditori e della liquidazione del patrimonio) Ma entriamo nel dettaglio. Il ”Piano del consumatore” si trasforma nella “Ristrutturazione dei debiti del consumatore”. Di grande rilievo nella nuova procedura è sicuramente la scomparsa della valutazione del giudice sulla diligenza del debitore (indebitamento assunto con colpa) e che di fatto costituisce un ostacolo all’accesso nella precedente disciplina di cui alla L. 3/2012. Nel nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza, per ottenere l’accesso (e dunque l’omologa del piano), sarà sufficiente quindi solo l’assenza di colpa grave, malafede o frode. Quanto al giudizio di convenienza economica, scompare il ruolo dell’OCC e rimane quello, eventuale, da parte del giudice che si esprimerà in tal senso solo nel caso di contestazioni da parte dei creditori. Infine, quanto al ruolo di questi ultimi nel nuovo procedimento, importante novità è che se chi ha erogato il credito non ha anche tenuto conto del merito creditizio non potrà opporsi al piano. Questa nuova valutazione sarà fatta a cura dell’OCC nella propria relazione. Per quanto riguarda l’”Accordo del debitore”, l’istituto scompare lasciando il passo al “Concordato minore” . Di estrema rilevanza è che questa procedura, a differenza del passato, è inibita ai consumatori che avranno a disposizione solo lo strumento della “Ristrutturazione dei debiti del consumatore” (e la liquidazione controllata). Il “Concordato minore”, come quello “maggiore”, nella nuova disciplina è previsto solo nell’ipotesi di continuità aziendale, salvo che non sia possibile contare su cospicue risorse esterne. Riguarderà quindi professionisti, le imprese “minori” e le imprese agricole. Quanto alla valutazione dei creditori, saranno sufficienti il 50% dei crediti (prima il 60%) e permane il favorevolissimo meccanismo del silenzio-assenso. Completamente rivoluzionata è anche la “Liquidazione del patrimonio” che ora diventa
“Liquidazione controllata del sovraindebitato” nell’ambito della Liquidazione giudiziale. Grande novità è che ora la domanda, anche se pendono procedure esecutive, può essere presentata da un creditore o, se impresa, dal P.M. L’accesso alla procedura, inoltre, non è precluso da eventuali atti in frode. Scompare infine la relazione particolareggiata dell’OCC che si limiterà solo alla valutazione sulla completezza ed attendibilità della documentazione presentata nonché ad illustrare la situazione economica del debitore. Infine, vera e propria novità la troviamo nell’articolo 283 del dlgs n. 14/2019 che introduce un nuovo strumento: l’esdebitazione di diritto del “Debitore incapiente”. Con questo nuovo istituto sarà esdebitabile anche chi ha solo debiti e nessun patrimonio, purché meritevole (assenza di atti in
frode e mancanza di dolo o colpa grave). In tal caso si dovranno eventualmente pagare i creditori solo se entro quattro anni dall’inizio della procedura pervengano al debitore utili che consentano un pagamento superiore al 10% dei creditori stessi. E’ inimnaginabile la platea dei soggetti che potrebbero ricorrere a tale rimedio ! (dai fidejussori già escussi a coloro che hanno debiti verso lo Stato, ma nessun bene per farvi fronte). Per concludere, è evidente il favor del legislatore e l’intento di fornire un rimedio alle situazioni di difficoltà economica che investono ai giorni nostri diverse realtà. L’auspicio è che di questa tendenza, attesa l’entrata in vigore della nuova disciplina prevista solo per il 2020, tengano conto sin da ora anche i nostri Tribunali, oggi ancora troppo restii a favorire l’accesso alle procedure anzidette.

Gli indicatori della crisi nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Il nuovo “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” impone all’imprenditore di dotarsi di strumenti adeguati per la tempestiva rilevazione dello stato di crisi e per l’assunzione di idonee iniziative.

In particolare la norma prevede testualmente che:

  • l’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte;
  • l’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

La rilevazione deve essere preventiva e coinvolge, con responsabilità solidale, sia l’imprenditore che gli eventuali organi di controllo.

L’art. 13 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede che costituiscano indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, “rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi”

A questi fini, lo stesso articolo:

  • individua come indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi;
  • rinvia espressamente al successivo art. 24, titolato “Tempestività dell’iniziativa” che, ai fini dell’applicazione delle misure premiali, considera tempestiva l’iniziativa del debitore volta a prevenire l’aggravarsi della crisi qualora abbia proposto una domanda di accesso ad una delle procedure regolate dal codice entro il termine di 6 mesi, a decorrere da quando si verifica, alternativamente:
    • l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno 60 giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
    • l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno 120 giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
    • il superamento, nell’ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre tre mesi, degli indici elaborati ai sensi del sopra citato articolo 13.

In particolare, l’art. 13, dopo aver evidenziato il principio, specifica che sarà il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili che, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, elaborerà con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT, gli indici significativi che, valutati unitariamente, faranno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa. 

Mentre gli eventi di cui ai precedenti punti a) e b) sono quindi ritenuti universalmente e singolarmente sufficienti per dare evidenza di uno stato di crisi, gli altri indici dovranno essere elaborati “su misura”(per tipologia di attività e caratteristiche e anzianità dell’impresa) e andranno “valutati unitariamente”.

Del resto, in uno studio commissionatogli dal Ministero della Giustizia, Cerved ha fatto delle simulazioni utilizzando indici di bilancio, dimostrando come solo con una combinazione di due o più indici, il numero di segnalazioni potrebbe risultare ragionevole e gestibile per gli organismi di composizione della crisi.

Segnaliamo inoltre che l’impresa che non ritenesse comunque adeguati, in considerazione delle proprie caratteristiche, gli indici elaborati dal CNDCEC potrà specificarne le ragioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio e indicare, nella medesima nota, gli indici idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi. Alla nota integrativa andrà allegata l’attestazione di un professionista indipendente che attesti l’adeguatezza di tali indici in rapporto alla specificità dell’impresa. 


Easy Alert PMI calcola: